La mia 25esima ora sul green

È il desiderio di Lee Westwood. Il vicecapitano inglese alla Ryder cup, tra i golf ambassador di Audemars Piguet,vorebbe che le giornate fossero più lunghe. Per avere il tempo dalla sua parte, non solo in campo... - di Andrea Bertuzzi -

Il desiderio di Lee Westwood

Etichetta. È questa la parola più indicata per riferirsi al gioco del golf. Non una snobistica forma di distinzione di un’élite, ma un universo di valori che accomuna chi mette in pratica la passione per il green. Come suggerisce Matthew E. Adams nel libro In the spirit of the game: golf’s greatest stories, il principio che prevale è la considerazione nei confronti del prossimo, nella convinzione che l’ignoranza delle regole può causare imbarazzo, mentre la loro osservanza crea rispetto, rendendo la competizione più divertente per tutti.

È il cosiddetto spirito del golf, dove buon senso, educazione e sportività sono obblighi di comportamento sul campo e vengono rispettati più che in ogni altro sport. Non solo. Il golf è giocato, per la maggior parte, senza la supervisione di un arbitro, per cui si affida all’integrità del singolo individuo nel dimostrare riguardo verso gli altri giocatori e nel rispettare le regole.

Si dice che in ogni golfista batta il cuore di un orologiaio. Autocontrollo, una gestione del tempo meticolosa, amore per la perfezione: sono peculiarità che accomunano questo sport e l’universo dell’alta orologeria. In entrambi i casi è sempre una questione di precisione ed eleganza, di bellezza del gesto e di prestazioni.

«Sul green occorre precisione, la stessa che poi metto inevitabilmente in pratica nella vita di tutti i giorni. Non è facile quando si hanno molti appuntamenti da rispettare, ma l’imperativo è non essere mai in ritardo».

Parla così il campione inglese Lee Westwood, vicecapitano della squadra europea che ha conquistato la 42a edizione della Ryder Cup, disputata a Parigi a fine settembre, che ha consacrato definitivamente nella hall of fame del golf mondiale anche il nostro Francesco Molinari.

Westwood ha mietuto vittorie in ogni continente: eletto giocatore dell’anno nel 1998, 2000 e 2009, a fine 2010 è diventato numero uno al mondo, dando prova di saper dominare lo spazio quanto il tempo, sul campo come nella vita. Anche se, confessa, «Il tempo non è sempre dalla nostra parte… vorrei avere a disposizione un’ora in più ogni giorno. Quanto sarebbe bello poter godere della mia 25a ora!».

Conviene con lui il connazionale Andrew Johnston, soprannominato amichevolmente Beef sin da quando era piccolo, campione dalla barba folta e dalla personalità imponente, con un enorme seguito di fan: «Il tempo per un golfista può essere un amico o un nemico: è necessario sviluppare un’enorme capacità di pianificazione».

Tuttavia, rivela, «sono molto preciso e rigoroso solo sul campo da golf. Nella vita di tutti i giorni mi concedo qualche ritardo!». Per Matt Wallace, altro campione inglese, invece, «il tempo è di sicuro un amico. Come giocatore mi impegno con costanza per migliorare. Ma ho imparato a gestirlo in modo intelligente.

Il desiderio di Lee Westwood

Il desiderio di Lee Westwood
Un fermo immagine dei «Midnight Masters», video girato in notturna su un green appositamente illuminato, che ha coinvolto i dieci golfisti professionisti appartenenti agli ambasciatori di Audemars Piguet: in azione Lee Westwood, nel Dream team della Maison di alta orologeria.

Seguendo i consigli di chi sostiene che bisogna praticare, praticare e praticare, fino a quattro o cinque anni fa mi allenavo da mattina a sera. Ora ho capito che è più importante il modo in cui lo fai, anche per avere il tempo di rilassarti e dedicarti ad altro».

Westwood, Johnston e Wallace fanno parte del Dream team di ambassador di Audemars Piguet, che dal 2013 organizza due volte l’anno gli AP golf invitationals, una serie di tornei esclusivi in cui invita nove dei suoi golfisti professionisti assieme a 72 collezionisti di orologi provenienti da tutto il mondo.

Durante questa entusiasmante esperienza gli ospiti si calano nei panni dei professionisti, ascoltano gli aneddoti dei dietro le quinte prima di allenarsi e hanno la possibilità di cimentarsi con loro. La prossima tappa è a Dubai dal 17 al 19 novembre.

«Il Dream team è formato da giocatori straordinari e appassionati, che hanno collezionato tantissime vittorie. Questo è certamente il risultato di una padronanza perfetta della loro disciplina e di un lavoro costante su se stessi volto al superamento dei propri limiti», spiega François-Henry Bennahmias, ceo della Casa orologiera svizzera.

«Prima di sceglierli li incontro personalmente uno a uno, perché sul green anche le qualità umane sono molto importanti. Non è importante solo vincere ed essere dei numeri uno, ma anche riuscire a trasmettere i propri valori e la propria passione agli altri».

La Casa di Le Brassus ha dato il via anche a una serie di eventi fuori dall’ordinario, «per rendere questo sport interessante persino a chi non lo pratica», come spiega Bennahmias.

È il caso dei Midnight masters, un film evento girato sul green di notte con dieci ambassador.

A settembre invece il Dream team si è dato appuntamento su un tetto, proprio di fronte allo skyline di Manhattan. La missione? Tirare palline da golf nel cielo notturno per centrare una rete bersaglio in movimento, comandata da quattro droni.

Una nuova produzione rivoluzionaria e innovativa, con cui Audemars Piguet dimostra ancora una volta la volontà di spingersi ai confini del golf. Perché, si sa, per infrangere le regole devi prima conoscerle, osservarle e metterle in pratica.

Il desiderio di Lee Westwood. Ascolta RMC2