Su misura totale

Nella bottega milanese di Antonio Pio Mele non si fanno solo calzature a mano, ma si possono commissionare anche abiti, camicie, calzascarpe, tagliasigari. - di Alessandro Botré, foto di Stefano Triulzi -

Basta varcare la soglia della sua bottega milanese di via Soncino 3, traversa della centrale via Torino, per capire che quella di Antonio Pio Mele non è solamente una calzoleria.

Oltre che dalle armoniche forme e dai variegati pellami delle scarpe, si viene infatti colpiti da tessuti, calzascarpe, tagliasigari, tutti comunicanti un’inequivocabile autenticità.

«Offro tutte le cose che vorrei trovare in un posto del genere», conferma il patron.

sigari
Mele con una giacca in un Harris tweed dell’isola di Islay.

Pugliese, classe 1978, costruisce scarpe a mano da una ventina d’anni. «Mio padre aveva una grande fabbrica di calzature a Trinitapoli, con oltre 90 dipendenti», racconta.

«Ma il processo industriale, con tutte quelle macchine, non faceva per me. Così decisi di andare ad apprendere l’arte prima a Londra, poi a Montebelluna, dove approfondii la cucitura a treccia, a Vigevano e quindi a Parabiago, dove ho imparato a lavorare anche le scarpe da donna».

Mele non lascia niente al caso, studia il perché e il come di tutto, e non vede l’ora di raccontarlo, animato com’è da una grande passione.

«Il problema non è fare la scarpa», prosegue, «ma farla andare sui piedi.

Devi ottenere un compromesso di comodità e proporzioni: fare un prodotto piacevole all’occhio può riuscire tanto a chi le fa a mano, quanto in fabbrica o a mano-macchina, ma non è scontato che alla fine le scarpe siano fatte anche per i piedi.

Il cliente sceglie il modello, ma poi è il piede che comanda, così come un uomo alto un metro e 40 non può farsi un doppiopetto. Quello di cui abbiamo bisogno è della classe, cioè qualcosa a cui io desidererei assomigliare.

Abbiamo bisogno di abiti e pantaloni larghi e lunghi il giusto, cravatte ben annodate, armonia. Lo stile è tutt’altra cosa: sono le caratteristiche e le identità di ciascuna persona e cosa.

Mio nonno cenava in smoking, questi sono concetti che ho sempre vissuto. Se potessi vivere di rendita, le scarpe le regalerei; regalerei qualsiasi cosa perché voglio vedere le persone felici».

Negli anni Antonio ha acquisito una clientela non enorme, circa 120 clienti, tra cui quello che passa ogni due anni per fare una scarpa e quello che passa una volta all’anno per commissionarne 40.

Come tanti suoi colleghi, sulle stravaganze potrebbe scrivere un saggio: basti citare quel cliente russo che ha voluto un paio di stivali da polo in pelle di tartaruga marina, dalle fibbie in platino con incastonati smeraldi, diamanti e rubini a comporre la bandiera italiana; costo: 275mila euro, di cui 12mila solo per i pesantissimi tendistivali in ebano. calzature a mano Chissà se poi quegli stivali avranno mai visto le staffe di un destriero.

L’elegante negozio, dotato anche di un club per fumatori e bevitori, è stato ristrutturato nel settembre 2016 in funzione delle richieste che la clientela avanzava negli anni precedenti.

Da qui l’offerta selezionata di pelletteria, accessori, abiti e camicie (su appuntamento possono venire un sarto e un camiciaio a prendere le misure); guanti fatti a Napoli con pelli fornite da Mele, calzascarpe realizzati da un artigiano parigino cui il maestro manda il manico e l’opera viva accoppiati, pettini, pennelli, fermacarte.

Tutto confezionato con le migliori materie prime, tra pelli, corni, peli di tasso, acciaio damasco.

Su ciascuno di questi oggetti ci si potrebbe soffermare ore a parlare, così come sui pellami, in particolare del mitico cuoio di Russia conciato al vegetale, di cui un tempo Mele possedeva la ricetta, consegnatagli da un artigiano bulgaro: «La Rivoluzione d’ottobre ha distrutto tutto quello che c’era di civile», sentenzia Antonio Pio Mele.

Se volete inebriarvi con il profumo del cuoio di Russia, passate da lui.

(a cura di Arbiter)