Così lo dipingo

La distanza temporale tra padre e figlio si azzera nell’opera concepita dall’artista, che per Arbiter li ha voluti raffigurare in un’età adulta in modo da riflettersi l’uno nell’altro. - di Michelangelo Pistoletto -

Ho affrontato il tema della copertina di «Arbiter», che ho voluto chiamare «Padre e figlio – i Coetanei. Ettore e Michelangelo Olivero Pistoletto», tracciando i profili di un padre e di un figlio rappresentati ambedue però in un’età adulta.

Il tempo assume in questo progetto artistico un ruolo centrale e viene rilanciato attraverso il concetto di una contemporaneità che poggia sull’idea d’immaginarli di profilo mentre si guardano come se si trovassero davanti a uno specchio.

In questo modo, vedendosi riflessi l’uno nell’altro, il padre e il figlio generano e danno vita a quello che può essere definito un vero e proprio autoritratto.

Nell’approcciare questo progetto ho avvertito anche la necessità di ricorrere all’utilizzo di un materiale specchiante che potesse, per l’appunto, dare vita al riflettersi l’uno nell’altro.

Di conseguenza l’opera si completa, riuscendo così a dare allo spettatore la possibilità di essere coinvolto, entrandone a far parte, da un diverso punto di osservazione. Con l’idea però di potersi vedere riflesso, in una sorta di autoritratto, proprio come avviene per i due protagonisti della copertina, ovvero il padre e il figlio.

Tutto ha avuto inizio da un foglio di carta bianco sul quale, iniziando con la matita ad abbozzare i due profili, ho potuto dare il via alla materializzazione dell’idea che avevo ben chiara in mente.

Una volta che ho completato la definizione dei profili, la fase successiva è stata quella di dare una connotazione cromatica che ha consentito la definizione di questo progetto.