Pronti al decollo

Scafi che volano. Materiali all’avanguardia. Soluzioni tecniche mai viste prima. Si alza il sipario sulla nuova Coppa America. E lo spettacolo è garantito. - di Matteo Zaccagnino -

Nulla sarà più come prima. L’ingresso sulla scena della nuova barca con la quale si disputerà la 36a edizione della Coppa America (marzo 2021 ad Auckland, in Nuova Zelanda) ha spostato l’asticella decisamente verso l’alto.

Gli AC75, questo il nome in codice della classe di scafi a bordo dei quali i sei team (due americani, uno olandese, uno maltese, uno inglese e uno italiano) si contenderanno il diritto di sfidare i neozelandesi detentori del trofeo, faranno invecchiare di colpo i catamarani saliti alla ribalta nelle due precedenti edizioni.

Le nuove barche saranno rivoluzionarie sotto tanti punti di vista. A iniziare dall’impiego dei foil, vere e proprie «ali» che permetteranno a questi bolidi a vela, che misurano quasi 22,86 metri di lunghezza, di volare letteralmente sulla superficie dell’acqua.

Un concetto, quello dei foil, introdotto per la prima volta sui multiscafi protagonisti nella Coppa America del 2013 e sviluppato ulteriormente nell’edizione successiva (2017), sempre su catamarani, protagonisti di duelli esaltanti nelle acque di Bermuda.

Ma è nel caso degli AC75 che l’America’s Cup è destinata a compiere un vero e proprio salto di qualità. In termini progettuali, la difficoltà sta proprio nel trasferire questo principio, facendolo funzionare alla perfezione, su monoscafi di dimensioni importanti impegnati in una competizione di così alto livello.

Le incognite sono molteplici ma la scommessa da vincere resta quella di mantenere sollevata la barca, in modo da ridurre l’attrito al minimo, per tutta la durata della regata e in ogni andatura.

Sulla carta può sembrare semplice ma tradurlo nella realtà, o meglio sull’acqua, è tutt’altra cosa. Soprattutto in considerazione delle delle velocità che queste macchine volanti sono in grado di raggiungere e stimate fino a 50 nodi (oltre 90 km/h) nelle andature di poppa.

«Gli AC75 navigheranno, meglio voleranno, appoggiati su due ali: il foil del lato sottovento e il timone a T a poppa», come ha raccontato Giovanni Ceccarelli.

Il progettista e ingegnere navale ravennate, che vanta due esperienze in Coppa America, non ha dubbi. «Sono due ali molto distanti tra loro e dal baricentro della barca.

E se l’ala grande, il foil, per qualsiasi motivo, per esempio una cavitazione, dovesse perdere portanza e quindi non sostenere più la barca, che cadrebbe in acqua, i tempi di reazione dell’equipaggio per rimediare al problema sarebbero molto ridotti. Molto più ridotti che, per esempio, su un catamarano del passato.

Se il catamarano in qualche modo perdonava e l’equipaggio poteva rimediare all’imprevisto, il nuovo AC75 non perdonerà proprio nulla. Su barche come queste tutto è esasperato e tutto avviene in maniera velocissima», ha concluso Ceccarelli.

Proprio come in Formula Uno, la fase progettuale riveste un ruolo centrale per coronare il sogno da parte dei team di arrivare fino in fondo e poter mettere le mani sulla Vecchia Brocca. E qui il know-how italiano non ha eguali. A iniziare da Persico Marine.

La divisione che fa parte di Persico Group è oggi impegnata in prima linea nella 36a edizione della Coppa America. «La più grande sfida che stiamo affrontando», spiega Marcello Persico, ceo della divisione marine del gruppo, «sono i foil ram ovvero i bracci dei foil del nuovo AC75.

Siamo stati incaricati di realizzare questo elemento per tutti i team. Sarà proprio questa la componente più critica e sollecitata della barca. A tal proposito abbiamo progettato e costruito una speciale macchina dotata di sensori particolari proprio per sisimulare le condizioni di lavoro e i carichi ai quali saranno sottoposti.

Parallelamente, sta procedendo la costruzione del primo scafo di Luna Rossa». Una sfida nella sfida, all’insegna del made in Italy. Sì, perché gli occhi saranno puntati su Luna Rossa Challenge.

Anima del team italiano è ancora una volta Patrizio Bertelli. Dal 1997 il patron di Prada insegue il sogno di vincere la Coppa America. Con questa, che diventa la sesta partecipazione alla competizione, Bertelli ha già stabilito un record, superando Sir Thomas Lipton nelle sfide lanciate. «Quello che è certo», dichiara Max Sirena, team director e skipper di Luna Rossa Challenge, «è che vorrei vincere la Coppa. Sarebbe il più bel regalo, per l’Italia e per i miei 50 anni».

E, a proposito degli AC75, Sirena non ha dubbi: «Non credo che con la nuova barca sia cambiato lo spirito dell’America’s Cup, che resta principalmente un momento di ricerca e sviluppo».

La caratura tecnica dell’evento ha accompagnato sin dall’inizio quello che oggi, con i suoi 168 anni di storia, è uno dei più antichi trofei sportivi del mondo.

Un vero e proprio laboratorio di ricerca dove sperimentare soluzioni innovative e materiali inediti come quelli presenti a inizio secolo scorso sui mitici J Class, barche che, come nel caso di Endeavour, avevano a bordo sistemi mutuati dall’aeronautica: da una strumentazione simile a quella presente nei cockpit degli aerei dell’epoca per calcolare la direzione e la velocità del vento all’impiego di una vela sviluppata partendo dai profili alari degli aeroplani.

A distanza di un secolo la storia si ripete. Oggi il confine tra barca e aereo si fa ancora più sottile. Al punto che, come nel caso del team statunitense di American Magic, è stata coinvolta nella fase di progettazione perfino dll’ Airbus.

a cura di Arbiter