Nel segno di Thor

Linee pulite, materiali pregiati e grande attenzione alla sicurezza: le nuove Volvo sono la quintessenza del design scandinavo. La sorpresa? Nessuno dei loro capi progettisti è svedese. - di Alberto Gerosa -

Uno strano contrasto, quello generato nella fredda mattina stoccolmese dalle immacolate Volvo bianche nella vecchia rimessa di locomotive di Hagalund, con le sue atmosfere ruvidamente affascinanti. Un ambiente con la tipica impronta brut delle architetture industriali, così diverso rispetto alla nitidezza cartesiana del Volvo Studio situato a Kungsträdgården, nel pieno centro della capitale svedese.

L’inattesa parata voleva essere una summa del nuovo corso intrapreso dalla casa di Göteborg negli ultimi anni, innescando un circolo virtuoso più unico che raro nell’odierna industria automobilistica.

Ne sono espressione modelli accomunati dal binomio semplicità-qualità, tipico del design scandinavo: «Le cose semplici presuppongono una bravura particolare nella loro esecuzione, altrimenti non fanno nessun effetto», ha sottolineato Thomas Ingenlath, responsabile del team di designer del gruppo nonché ceo di Polestar, lo spin-off di Volvo dedicato ai veicoli elettrici diventato poi marchio a sé stante.

Tutto questo senza mai dimenticare la sicurezza, valore saldamente ancorato alla missione aziendale del brand svedese fin dallo statuto fondativo del 1927. Il capostipite è il suv Xc90, sviluppato nel delicato momento del cambio di management eppure passato in tempi record dalla fase di progettazione a quella di produzione.

Le nuove possibilità offerte dalla tecnologia si traducono qui in soluzioni come, per esempio, le luci diurne a forma di «martello di Thor», rese possibili dall’impiego di punti luce led dalle dimensioni ridotte, oppure il touchscreen da 9” che, alla stregua di un tablet, concentra la quasi totalità dei comandi in mezzo alla plancia.

Parallelamente si sviluppa la sfida a rielaborare i segni caratteristici del design Volvo, a partire dal logo dell’azienda, la cui tipica freccia (rappresenta il simbolo alchemico del ferro) risulta ora ruotata, sovrapponendosi all’altrettanto caratteristica barra diagonale che attraversa la griglia del radiatore.

Anche le insolite verticalità che contraddistinguono il lato posteriore di modelli prettamente sportivi come il suv medio Xc60 o la sportwagon V60 possono essere lette come citazioni non pedisseque di leggendarie Volvo (ricordate la squadratissima Polar?), rispetto alle quali il lunotto inclinato della serie V90 si pone in controtendenza.

L’ultimo arrivato è l’Xc40, che è anche un po’ il primo della classe, essendo stato designato Auto dell’anno 2018. Si tratta di un suv compatto, «un cane grazioso rispetto a quel leone sicuro di sé che è l’Xc90», come riassunto da Ingenlath.

Tra le sue caratteristiche val la pena ricordare i rivestimenti dell’abitacolo, realizzati con fibre provenienti da bottiglie riciclate. A eccezione della nuova S60 berlina, prima Volvo a non prevedere motorizzazioni diesel, tutti i modelli si declinano nelle varianti a benzina, diesel e ibrida plug-in.

È curioso constatare che dietro ad automobili percepite come la quintessenza del design nordico ci sia un team composto da un tedesco (il già citato Ingenlath), un inglese (Robin Page, senior vice president design) e un austriaco (Max Missoni, capo dell’ufficio creativo di Polestar).

«In quanto non svedesi abbiamo la facoltà di osservare questa cultura dall’esterno, mettendola così meglio a fuoco», spiega lo stesso Missoni. Proponiamo al re di Svezia la cittadinanza onoraria per questi tre fini interpreti della sua nazione.

a cura di Arbiter