Cavallino arabo

Per celebrare i 25 anni di presenza nel Golfo, la casa di Maranello ha organizzato la Cavalcade International negli Emirati Arabi: 96 Ferrari e 1.200 km tra Dubai e Abu Dhabi. - di Franz Botré -

Tre esemplari di LaFerrari Aperta, quattro di LaFerrari, quindi dieci 488 Pista, cinque 812 Superfast, 15 Portofino, due F12 Tdf, due F12 70Tm, una F12, due Gtc4 Lusso 70 Tm, nove Gtc4 Lusso, otto 488 Gtb, una 488 Spider Tm, una 488 Spider 70Tm, 18 invece le 488 Spider, sette Gtc4 Lusso T, tre 458 Speciale Aperta, una 458 Spider, una 575 Superamerica e una F40.

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Qui sopra le rosse di Maranello provenienti da tutto il mondo per la Cavalcade 2019 negli Emirati Arabi Uniti riunite il primo giorno al Bulgari Hotel & Resort di Dubai

Riprendete fiato: 96 Ferrari in un colpo solo, con driver e codriver provenienti da 20 Paesi del mondo, uno spettacolare esempio di globalità declinato nel segno del Cavallino non è una situazione che succede tutti i giorni.

Orgoglio patrio a parte (non solo per le auto ma anche per l’impeccabile organizzazione), è anche la location a rendere unica l’eccezionalità dell’evento: Emirati ArabiUniti.

Non Maranello, quindi, dove le rosse nascono e sono di casa, ma la perla del Medio Oriente, al confine tra l’Oman e l’Arabia Saudita, che pure le Ferrari le conoscono bene.

Sì, perché l’occasione di tanto ben di Dio automobilisticamente parlando è la celebrazione dei 25 anni di presenza Ferrari nella Regione del Golfo che è stata suggellata dalla Cavalcade, ossia 1.250,26 chilometri in tre giorni tra Dubai e Abu Dhabi, «per lo splendido periplo che vi attende fra mare e deserto, palazzi reali e moschee, falconi e palme da dattero», riprendendo le parole del messaggio di benvenuto dell’Ambasciatore d’Italia negli Emirati Liborio Stellino ai partecipanti (clienti Ferrari) alla Cavalcade.

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La strada praticamente deserta di 30km tutte curve e curvoni (una «Serravalle araba») e rettilineo di 8 km finali al ritorno dal monte Jebel Jais, al confine tra Oman ed Emirati e Dubai passando per Al Wadi Desert.

Il sottoscritto, insieme al collega e amico di vecchia data Ettore Mocchetti, guidava una delle tre Portofino a disposizione della stampa mondiale: rappresentanti dell’Italia, la scelta è ricaduta su un esemplare giallo con tetto nero, una gran turismo a cinque stelle con la possibilità di viaggiare scoperti e letteralmente scatenarsi, fuori dal caotico traffico urbano di Dubai, nel deserto delle strade e nelle strade del deserto.

Emozioni a 600 cavalli, adrenalina a 7.500 giri: in modalità «selvatica», libera cioè da tutte le diavolerie create dall’intelligenza artificiale, la Portofino è un vero godimento: acceleri e lei scatta e si imbizzarrisce subito, la provochi e lei, da purosangue qual è, ti avvisa che se non sei pronto, ti disarcionerà nei prossimi 20 metri. Uno spettacolo.

Qualche bella «firma» l’ho siglata e lasciata ai posteri attraverso i paesaggi selvaggi del deserto e nei larghi e veloci tornanti che portano al monte Jabel Jais dopo un rettilineo di otto chilometri in cui è un attimo vedere la lancetta digitale del tachimetro oltre i 270 (velocità massima dichiarata 320 km/h), una sorta di prova speciale con zero macchine, grazie nuovamente all’organizzazione, se non altre Ferrari ingarellate, asfalto ben tenuto ma insidioso per la sabbia delle dune che il vento portava sulla strada, senza considerare i riflessi.

La voglia è quella di tenere il piede sempre giù, di sentire il motore V8 con il suo seducente sound, di correre a cielo aperto senza vortici d’aria nell’abitacolo: eccellente compagna di viaggio, la Portofino è capace di soddisfare tutti gli istinti automobilistici repressi, ma di essere al tempo stesso estremamente confortevole fino a diventare macchina da passeggio.

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Franz Botré allo Jebel Jais con la Portofino che lo ha
accompagnato nella Cavaldade e nel caotico traffico di Dubai

Me ne sono accorto quando Ettore, sui tornanti verso il Jebel Jais, che con i suoi 1.934 metri è il monte più alto degli Emirati Arabi Uniti, mi ha ricordato che stavamo viaggiando in due persone e una di queste (che non ero io) aveva cinque bypass: ho mollato gas e mi sono goduto la facilità della vettura e inaspettate sorprese.

Come quella avuta ritornando dal Jebel Jais: il computer di bordo segnava 170 km di autonomia, il navigatore 166 km a destinazione, urgeva dunque un rabbocco con la speranza di trovare un distributore (nel deserto!).

Una volta trovato ed effettuato il pieno, vado a pagare e, al primo istante, pensavo di avere avuto un miraggio: la benzina costava 40 centesimi al litro!

Tornando a Dubai abbiamo concluso il primo giorno di Cavalcade con 410,93 km all’attivo come da roadbook: gli altri due previsti con 794,33 km totali tra Dubai e Abu Dhabi non saremmo riusciti a percorrerli per rientrare in Italia.

Peccato (veniale, mi attende l’esclusiva First di Emirates per il volo di ritorno), avremmo fatto tappa in altri luoghi simbolo come, per esempio, la Grand Mosque, tra le più grandi moschee del mondo, il Ferrari World e il Louvre Abu Dhabi, il museo disegnato da Jean Nouvel le cui strutture metalliche avrebbero fatto da sfondo alle 96 Ferrari parcheggiate.

Senza dimenticare il Dubai Autodrome, circuito certificato Fia di 5,39 km. Qui avrei chiesto a Ettore di aspettarmi ai box…

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a cura di Arbiter