Ritratto di artista

Cristian Arbasi nasce come pittore scenografico alla Scala, un luogo magico che lo ha formato e a cui rimane fedele, anche se ha intrapreso un percorso diverso. Impossibile dimenticarsi di quell’Aida... - di Giuseppe Frangi -

Cristian Arbasi difficilmente potrà dimenticare quel momento: era nei fiabeschi laboratori dove sono custodite le scenografie della Scala e davanti ai suoi occhi venne srotolato il fondale di quella che veniva considerata la più bella Aida della storia.

Il fondale era una creazione di una scenografa favolosa, Lila De Nobili, considerata da sempre un talento ineguagliabile. Era stato disegnato per l’Aida che andò in scena nel 1963 con la regia di Zeffirelli. «Un allestimento di tale splendore e genialità», avrebbe scritto anni dopo Natalia Aspesi, «che nessun sovrintendente ha osato mandare al macero ciò che il teatro considera un reperto prezioso della sua storia, un’irrinunciabile opera d’arte del suo passato».

Chissà cosa avrebbe dato Cristian Arbasi per poter avere davanti Lila De Nobili, quella donnina misteriosa e solitaria, che non si presentava mai sul palcoscenico per gli applausi, ma che sino a un attimo prima che il sipario si alzasse dava l’ultima pennellata a una scena, addirittura si impregnava i lunghi capelli d’acqua, agitandoli per spruzzarla se voleva diluire un colore.

Il fondale di Lila era stato srotolato perché doveva partire per il Giappone, dove la Scala nel 2009 aveva riproposto quella favolosa Aida. E a Cristian era toccato il compito di restaurare quel cimelio storico: un’esperienza che ancor oggi racconta con un tremolio di voce per l’emozione. Cristian Arbasi è scenografo, nel senso pieno del termine, in quanto pensa con assoluta convinzione che la scenografia sia una vera arte. E quei due anni passati negli atelier della Scala all’ex Ansaldo sono serviti a raffinare questa sua convinzione.

Cristian_Arbasi
Cristian Arbasi consegue il diploma in scenografia all’Accademia delle Belle Arti di Brera, a Milano, poi frequenta il corso biennale per scenografi e costumisti al Teatro alla Scala. Partecipa nel 2003 al «Premio nazionale delle Arti», vincendo il premio per le arti scenografiche. Attualmente lavora come visual freelance, si occupa di bozzettistica e realizzazione di allestimenti scenografici nei grandi eventi.

È stato un apprendistato consolidato dal vedere al lavoro autentici maestri come Ezio Frigerio o Luisa Spinatelli che stava allestendo una magica Coppelia. «L’esperienza alla Scala mi ha formato e segnato.

Lì ho visto all’opera professionisti incredibili, che curavano ogni più piccolo dettaglio, lavorando sulle superfici immense richieste da un palco come quello. Ricordo i fondali distesi sul pavimento, con gli scenografi che si arrampicavano sulle scale metalliche per vedere dall’alto l’effetto che faceva», racconta Arbasi.

Quando seguiamo un’opera dalla platea di un teatro come quello milanese, non ci si rende conto delle raffinatezze che sono state messe in atto per garantirci quegli effetti ammalianti. «I fondali sarebbero non solo da vedere ma anche da toccare.

Infatti molti sono realizzati facendo ricorso a soluzioni inaspettate e sperimentali suggerite dalla sapienza pratica di grandi scenografi: in alcuni casi per ottenere gli effetti ho “toccato” con mano che era stata incollata della carta velina dipinta sulla tela».

Oggi Arbasi ha lasciato la Scala. E anche se lavora per una committenza diversa, resta fedele a quella sua vocazione teatrale. «La decorazione è il mio mondo», racconta. «Le logiche industriali e standardizzate non mi appartengono. Io resto un pittore scenografico, legato alla cultura del fare a mano e della qualità esecutiva. Sono criteri a cui mi attengo anche quando vengo chiamato a lavorare per grandi brand».

In questi anni Arbasi è stato impegnato su molti fronti diversi, in particolare creando scenografie per eventi, rinnovando quella grande tradizione italiana delle architetture effimere realizzate nelle occasioni di festa per principi o re.

Naturalmente i tempi sono cambiati e i nuovi principi sono, per esempio, quelli che ogni Capodanno si danno appuntamento al Badrutt’s Palace di St. Moritz. Lì per dieci anni Arbasi ha immaginato le scenografie di feste a tema che cambiavano completamente gli ambienti di questo hotel di superlusso. «Un impegno che mi è piaciuto, perché ogni volta partivo da ricerche storiche e stilistiche molto approfondite sui temi che erano stati scelti. Mi stimolava misurarmi con la cultura del passato per trovare soluzioni che fossero al passo con il nostro tempo», racconta Arbasi.

A questo proposito, una delle committenze più recenti che l’ha visto all’opera, ha a che fare niente di meno che con Leonardo. Un famoso designer, Vito Nesta, l’ha infatti chiamato a lavorare su una delle repliche del leggendario cavallo destinato al monumento per Francesco Sforza.

È storia nota che Leonardo non poté mai fondere in bronzo quella sua grande scultura, poi sbeffeggiata e distrutta dai soldati francesi entrati a Milano nel 1499. Facendo base sui suoi disegni oggi ne è stato realizzato uno, replicato poi in più esemplari nell’occasione del cinquecentenario che ricorre quest’anno.

Sembrano pensati come parte di una grande scenografia.

a cura di Arbiter