Cocktail di seduzione

Un terzo di femminilità, un terzo di pietre preziose, un terzo di drink. Shakerate il tutto e il mix sarà perfetto per trasformare un semplice incontro in una conquista. di Roberto Pignoni -

Anello Évocation Florale
Anello Évocation Florale in oro bianco, spinello rosso taglio cuscino, 212 diamanti taglio rotondo, Chanel Joaillerie (440mila euro)
Anello in oro
Anello in oro, micro mosaico in zaffiri blu con peridoto, Gioielleria Villa (9.100 euro)

La divina Liz Taylor era solita dire: «Indossa un gioiello, bevi un buon drink, metti un filo di rossetto, e sarai pronta a tutto», e un altro saggio aggiunge: «Un Martini è come il seno di una donna: uno non è abbastanza, tre sono troppi».

Donne e cocktail, perdonate la ripetizione, sono sempre un buon «cocktail» per iniziare e finire una giornata.

Al risveglio in una suite, continuate a stupirla ordinando una colazione all’americana, accompagnata da Champagne che ambrate voi stessi con due goccedi angostura, aggiungete magari un «breakfast Martini», un aperitivo dolce e vigoroso.

Stupisce sempre anche la purezza di un diamante, il colore intenso di una pietra come lo smeraldo, il rubino, o di una semplice acquamarina, che però resta assolutamente asettica fin quando rimane all’interno di un cofanetto, di una teca o di una cassaforte.

Acquisirà e donerà valore, calore, sensualità e amore, solo nel momento stesso in cui verrà indossata.

La stessa sensazione che si avverte entrando in un cocktail bar o in un ristorante raffinato: solo se accompagnati da un oggetto del desiderio (per dirla alla Luis Buñuel, il regista spagnolo premio Oscar 1973 al miglior film straniero con Il fascino discreto della borghesia), quel luogo ci esprimerà un’eccitante sensazione.

Proprio perché la gioia più intensa sta nell’attesa dell’apparizione o della conquista, di ciò che desideriamo. La nostra Dea lo sa quello che desideriamo ed esige sempre la massima attenzione nel modo in cui glielo chiediamo. Farla felice ci rende felici, l’attesa prevale sempre sul risultato, aprire per lei un cofanetto contenente un anello è solo l’aperitivo di una lunga notte costellata di fantasiosi cocktail.

Negli anni 20 nacque l’anello da cocktail, che raggiunse il suo massimo fulgore, come espressione distintiva per le signore, soprattutto a partire dagli anni 50, sempre accompagnato da un dress code adeguato ai cocktail party ai quali si partecipava, determinato dal clima, dalla stagione, dal luogo e dall’orario.

L’abbigliamento dunque può variare ed essere soggetto a diverse interpretazioni, non così per il gioiello. L’anello da cocktail è decisamente vistoso, caratterizzato da una pietra grande e sfaccettata, illuminata da un contorno di brillanti e supportata da un’elegante montatura.

Nel film Il Grande Gatsby, tratto dal romanzo di Scott Fitzgerald, si possono ammirare, oltre all’eleganza di Leonardo Di Caprio e la seduttività dei pizzi, delle paillettes, dell’orlo delle calze e dell’immaginario delle guêpiere delle signore, lo sfarzo e l’eleganza dei gioielli indossati dall’attrice che interpreta la sensuale Daisy.

Collane di perle multifilo, diademi, bracciali scintillanti, ma soprattutto anelli da cocktail e giarrettiera adorna di brillanti. Mai farsi cogliere impreparati, la dea ci vuole imperativi, decisi, diretti, pronti a sferrare un knockout.

Cate Blanchett in Jasmine, esasperata e single, ai limiti della disperazione, urla: «Con chi debbo andare a letto per avere un Vodka Martini?», ma già lo stesso Woody Allen nelle vesti di regista in Pallottole su Broadway aveva indicato al giovane drammaturgo John Cusack che, per fare colpo sull’attrice Tracey Ullman, doveva indovinare il suo drink preferito: «Due Martini molto secchi», ordina al barman.

E lei, stupita: «Come sa cosa bevo?». Di rimando lui si corregge: «Allora il terzo è per me».

Quindi, mai farsi cogliere impreparati quando si esce con una signora perché, come l’attenta scrittrice statunitense Dorothy Parker era solita ricordare a se stessa, «Mi piace bere un Martini, due al massimo, perché al terzo finisco sotto al tavolo, ma al quarto… sotto il mio ospite».

Cocktail e seduzione vanno dunque dolcemente di pari passo con l’eleganza che il mix pretende. Ma, signori miei, non siate presuntuosi, perché le donne, spesso, reggono molto meglio di noi l’alcool.

Ecco allora che il miglior modo per accendere una serata sta nell’indovinare i gusti alcolici di lei, ricordando sempre che non è il contenuto in quanto drink, ma il contenitore e tutto quanto fa da cornice a fare la differenza; siate esigenti nella scelta del locale, il barman deve riconoscervi e salutarvi con un cenno, il cameriere dovrà accogliervi con un sorriso, ma soprattutto, siate fantasiosi come Sir Bond, create per lei un cocktail dandogli il suo nome, ricordate Vesper Lynd di Casino Royale?

Basta poco per stupirla, a un cocktail classico aggiungete una variante liquorosa, il colore dei suoi occhi, o ancora meglio del gioiello che indossa, e il banco vince!

Una donna si esprime spesso con quello che ha scelto per voi, carpe diem. Diamante uguale cocktail White Lady, al rubino si addice un Rob Roy, un Moscow Mule per le pietre verdi. Indossa perle? Allora un Gimlet. Vi inganna perché è a dieta? Per lei un Bloody Mary. Ma se proprio siete in imbarazzo di scelta e a corto di idee, con un superbo Cocktail Champagne la conquisterete. Se poi lo ordinate con un due gocce di angostura e ciliegie da mixology a parte, potreste battezzarlo con il suo nome e allora non saprà resistervi rendendo la serata indimenticabile.

Feuille de Rubis
Feuille de Rubis, collezione Treasure of Rubies di Van Cleef & Arpels, oro rosa, oro bianco, diamante taglio cuscino e rubini (prezzo su richiesta)

Da quasi un secolo, cinema e televisione ci hanno insegnato a bere e fumare, soprattutto suggellati dalle star: le serie Sex and the City, Twin Peaks e Mad Men; in Lost in translation di Sofia Coppola il grande Bill Murray viene ingaggiato per girare a Tokyo una pubblicità del Whisky Suntory; Audrey Hepburn beve White Angel, Marilyn Monroe un Manhattan e, last but non least, Bond beve sempre Martini.

Anello in oro bianco
Anello in oro bianco, diamanti e smeraldi, smeraldo centrale e corolla di zaffiri, tormaline, granati, ametiste e tzavorite, Chopard (prezzo su richiesta)

A ogni donna piace essere identificata per carattere a un cocktail: il Cosmopolitan per la donna esuberante e glitterata, il Martini per la «classica» gentildonna, lo Shirley Temple ovviamente per la bambina romantica, il Bellini per l’estroversa sognatrice, il Negroni per la donna idealmente rockstar portata alla conquista del mondo.

Attenzione però, non è un consiglio ma un ordine: dimenticatevi spritz e cannucce, non sedete in un parco giochi. Il cocktail, che nasce maschio alla fine dell’800 e con un grande rispetto per l’alcool, diviene subito terreno di conquista per le serate romantiche, ma anche vezzo di indipendenza per la donna liberata, che sa cosa bere, passando rapidamente dai liquori dolci, dai Vermouth aromatici e dalle essenze profumate al distillato puro: Gin, Vodka, Bourbon, Tequila, Mezcal.

Gli aperitivi prendono il posto del tè del pomeriggio, anticipano la cena, a volte si portano anche a cena, e il dopo cena necessita sempre di un cristallo pieno di alcool in mano.

Non è un caso che il primo cocktail-party sia stato organizzato nel 1917 in Missouri dalla giovane milionaria Clara Bell Walsh, aprendo così la strada a una nuova forma di socializzazione, che grazie a Dio e alla fine del proibizionismo, esiste tuttora.