L’è on gran Milan

Attività secolare, la Camiceria Ambrosiana ha servito re, attori, registi e direttori d’orchestra. Bottega storica nel cuore del capoluogo lombardo, con un tocco di cultura esotica: se volete una guayabera su misura, è il posto giusto cui rivolgersi. - di Alessandro Botré - Foto di Stefano Triulzi -

Sin dall’anno 1900 una stirpe di camiciai, che tra i clienti annoverava Vittorio Emanuele III, Arturo Toscanini, Vittorio de Sica, Cary Grant, Luchino Visconti.

«Ci hanno insigniti del titolo di Bottega storica solo dal 1954, perché i primi documenti erano stati persi durante la Prima guerra mondiale», specifica Alessandro Agostini, l’attuale patron della Camiceria Ambrosiana, che si trova al civico 1 della centrale via Soncino, a Milano.

Il fondatore era il trisavolo materno, Andrea Arici, che aprì una prima attività a Brescia; seguì un trasloco nella capitale lombarda in via Sirtori, quindi in via Stampa e infine nell’attuale sede. Nel frattempo erano subentrate la nonna e poi la madre di Alessandro, Franca, ancora in bottega con il figlio.

I 7mila clienti della camiceria sono quasi tutti professionisti: avvocati, commercialisti, imprenditori, presidenti di Confcommercio e Confindustria. Al 70% milanesi, ma anche svizzeri, inglesi, americani e giapponesi.

Il negozio ha aperto le sue due vetrine nel 1998, in concomitanza con l’ingresso ufficiale in azienda di Alessandro Agostini stesso, a 24 anni, dopo un lustro di esperienza sempre nel settore ma fuori casa, alla Hitman di Cerruti.

«Lavorare sotto gli altri è importante», dice Alessandro. «Ero responsabile del taglio elettronico. Naturalmente nel tempo libero stavo in azienda per dare una mano a tagliare, perché mi è sempre piaciuto farlo».

Oggi Alessandro non si occupa solo di questo, ma anche del disegno, dell’accoglienza, della presa misure e delle successive prove, come anche della parte amministrativa.

La mamma Franca e la collaboratrice Filomena curano le asole a mano, le prove, il taglio e in generale tutta la produzione; infine Roshan, dello Sri Lanka, stira e confeziona la camicia prima della consegna al cliente.

Come quasi tutte le camicerie, l’Ambrosiana propone tre fasce di prodotto e di prezzo: in taglia, da 120 euro, con qualche possibile lieve aggiustamento, come accorciare la manica e spostare il bottone sul polsino, o le cifre; semi su misura, a partire da una camicia in taglia, che può essere adattata seguendo alcune modifiche strutturali, con qualsiasi tessuto e modello di collo e polsino, da 170 euro; su misura, con almeno una prova su teletta, una camicia civetta di cotone meno pregiato che alla fine verrà smontata e conservata nel grande archivio, insieme con l’avanzo di tessuto per eventuali futuri colletti o polsini sostitutivi, da 200 euro a seconda della stoffa.

Il quantitativo minimo richiesto per il primo ordine su misura è di due camicie, ma dal secondo in poi se ne può commissionare una per volta.

Per ogni cliente viene creata anche una seconda cartella con annotate tutte le indicazioni del caso, le misure, le date, e sulla quale vengono pinzati piccoli triangoli di tessuto per ciascuna camicia realizzata.

I passaggi di lavorazione da effettuare manualmente e non a macchina si stabiliscono in base alle esigenze del cliente: solitamente le cifre, il fessino, l’attaccatura e il rinforzo del bottone del collo e dei polsini.

Volendo si possono prevedere anche la ribattitura della spalla, le asole, i bottoni attaccati a giglio: in questo caso il prezzo lievita a 280 euro.

Un accorgimento applicato dalla camiceria è il parpaglino, un esagono di tessuto poi piegato a trapezio applicato in fondo agli spacchi laterali, all’interno, per irrobustire la cucitura.

Tutto viene fatto nel laboratorio presente nel negozio, tranne qualche cifra curata da una ricamatrice, sempre a Milano.

Conferma Alessandro: «Tutto deve essere seguito in prima persona. Preferiamo fare meno ma essere certi di fornire sempre un prodotto di qualità».

I tessuti impiegati sono Carlo Riva, David and John Anderson, Sictess, Canclini: «Li laviamo tutti a 80 gradi e li stiriamo prima di tagliare», puntualizza, «anche se le aziende produttrici dicono che non c’è bisogno di lavarli, ma un ritiro c’è sempre. I bottoni sono rigorosamente in madreperla australiana».

L’attuale difficoltà, constata Alessandro, «è trovare ragazze che vogliano intraprendere questo mestiere: preferiscono fare le fashion blogger e sminuiscono l’artigianalità».

Parlando di fogge, vanno tantissimo il collo francese o mezzo francese, nei colori bianco e azzurro, rigato e millerighe azzurro. Quasi tutti i clienti sono fedeli: se scelgono un camiciaio è quello, così come per il sarto.

La Camiceria Ambrosiana propone anche boxer su misura e in taglia con tessuti da camicia (da 25 euro), pigiami (da 240 euro), vestaglie (solo su misura, il prezzo dipende molto dalla foggia) e camicioni lunghi (da 140 euro).

Ma offre anche cravatte di Quartieri (120 euro) e gemelli (35 euro). Tra i modelli di camicia che realizza a regola d’arte, difficili da trovare altrove, è da segnalare la tipica guayabera cubana, a quattro tasche, che dà il suo meglio nel nido d’ape della Sictess.

Una contaminazione culturale opera del professor Paul De Sury, storico collaboratore e amico di Arbiter, nonché aficionado di Cuba, oltre che storico cliente della Camiceria Ambrosiana.

a cura di Arbiter