Keep on pushing

Con lui, una parola era poca, ma due erano troppe. Il ricordo di chi ha lavorato con Niki Lauda quando lasciò le piste di F1 per quelle della sua compagnia aerea. - di Andrea G. Molinari -

Una delle domande più frequenti che ho ricevuto dai miei amici a far data da novembre del 1985, ossia da quando incontrai per la prima volta di persona Mr. Lauda, è stata: «Com’è Niki?».

All’epoca ero l’area manager per i Paesi di lingua inglese dell’unica industria italiana produttrice di interni per aerei e avevo appena vinto la gara per installare le poltrone a bordo dei nuovi Boeing 737 della Lauda air Ag, la compagnia aerea austriaca del mitico Niki, da pochi mesi laureatosi campione del mondo di Formula 1 per la terza volta.

In quell’occasione ero riuscito a battere i mostri sacri del settore: Recaro, Weber, British Aerospace, Sicma. Niki aveva personalmente controllato ogni particolare del prodotto che avevo proposto.

Aveva apprezzato alcune soluzioni della nostra ingegneria, focalizzata sui tre valori per cui il design italiano era famoso nel mondo: l’estetica, la solidità e la facilità di manutenzione.

Nel 1991 Mr. Lauda mi chiamò per fondare e quindi gestire Lauda air Italia, una delle avventure più affascinanti della mia vita lavorativa. Firmando la mia «identity card» di compagnia, mi disse: «Da questo momento, “keep onpushing!” (continua a spingere!)».

Il rapporto con Mr. Lauda non è mai stato difficile, grazie al suo essere «straightforward» (schietto, diretto): con lui una parola era poca, ma due erano troppe.

Partire da troppo lontano per discutere di un fatto era una croce, per lui e per chiunque avesse di fronte. Per lui, perché non sopportava perdere tempo («Please don’t start from Adamo and Eva») e per il malcapitato, perché Mr. Lauda avrebbe sicuramentemesso una croce sul suo nome.

Con lui valeva la cosiddetta regola delle «3 C»: Competenza, Correttezza, Coesione. Sul primo numero di Roger, la rivista di bordo di Lauda air Italia realizzata da Franz Botré, nella pagina di saluti ai nostri passeggeri Mr. Lauda in poche righe regalava al lettore una sintesi della sua indiscutibile franchezza.

La noia, più di ogni altra cosa, lo avrebbe fatto sentire inutile. Durante la sua vita è la noia che ha polverizzato con tutti i traguardi che ha raggiunto.

E vi garantisco, percorrere le strade che portavano a quei traguardi voleva dire non concedere mai a nessuno che lavorava con e per Mr. Lauda la minima possibilità di garantirsi un solo istante di noia.

Mr. Lauda è stato un uomo, un imprenditore, un manager, un maestro di vita «no frills» (come si direbbe nel gergo delle compagnie aeree low-cost) e come amo ricordarlo, sempre e assolutamente «straightforward», nel bene e nel male. Ho avuto un privilegio incommensurabile. Stavolta te lo dico io, Niki: «Keep on pushing!».

a cura di Arbiter