La comodità è di casa

Indiscusso punto di riferimento, la camiceria Siniscalchi confeziona su misura capi tipicamente milanesi, che il patron definisce «pratici», usando accorgimenti non comuni. Tra i clienti storici, il re del Marocco. - di Alessandro Botré - Foto di Stefano Triulzi.

Alessandro_Siniscalchi
Alessandro Siniscalchi

La prova del nove della camicia non è il momento in cui la si indossa, ma quello in cui la si toglie. Se alla sera sbottonandola non si manda a quel paese il camiciaio, vuol dire che è comoda».

Alessandro Siniscalchi va dritto al bersaglio, con la fermezza e la disinvoltura di chi il proprio mestiere l’ha nel sangue e non deve dimostrare niente a nessuno.

La camicia è a tutti gli effetti un capo di biancheria e come tale deve rispecchiare le esigenze di ciascuno, molto più di una giacca, anche in virtù del fatto che la serriamo alla nostra pelle, alle nostre vie aeree e sanguigne in ben tre punti, oltre a infilarla nei pantaloni.

Ecco perché è importante affidarsi a un bravo artigiano, con il quale si potrà instaurare un rapporto di fiducia. La camiceria Siniscalchi di Milano rappresenta in questo senso un’eccellenza italiana, che tra i clienti storici annovera la famiglia Moratti, Umberto Agnelli, Luciano Barbera, Sergio Loro Piana e il re del Marocco Hassan II.

Dorso Camicia
Dettaglio dello sfondo piega di una camicia da bambino; la stiratura avviene rigorosamente a secco, perché il vapore brucia le fibre: la camicia deve essere asciutta, tamponata localmente con una spugna imbevuta di acqua e amido subito prima di passare il ferro

L’attività nasce nel 1948, quando Vittorio Siniscalchi, padre dell’attuale titolare Alessandro, faceva le camicie agli amici nella sua casa di via Monte Napoleone.

Aprì il primo laboratorio, di sola camiceria, in via Cerva, per poi avviare con un socio un negozio anche di abbigliamento, Point of Siniscalchi, in piazza San Fedele, e tornare in seguito in via Monte Napoleone al 19, dove era nato.

Si separò dal socio, a cui lasciò il negozio, per occuparsi solo di camiceria, inaugurando una bottega in via Gesù 8 nell’attuale cortile dell’hotel Four Seasons.

Da lì si trasferì in via Carlo Porta 1, in un appartamento al terzo piano, fino al 2013, quando l’azienda è finalmente tornata in un cortile a pian terreno, l’ideale per una bottega artigiana, con uno spazio ampio e arioso dove non rimbomba l’eco della città: in viale Vittorio Veneto 32, quasi all’angolo con piazza della Repubblica.

Tutto viene fatto qui eccetto l’eventuale ricamo delle iniziali, da sempre affidato a una libera professionista esterna.

Alessandro Siniscalchi è affiancato dalla moglie Cinzia e da sei lavoranti, tutte donne, una piccola ed efficiente catena di montaggio. La stoffa scelta dal cliente passa in primis dalla lavatrice, dove viene bagnata a 97 °C in modo che si stabilizzi definitivamente. Da qui si passa al taglio, sul cartamodello del cliente, quindi due signore assemblano le varie parti, mentre un’altra sarta, alla fine della costruzione, si dedica all’attaccatura del collo.

Scelta di camicieDopo di che si cuciono le asole a mano, infine la camicia viene stirata e impacchettata. Se il cliente è nuovo, naturalmente bisognerà prima avere preso le misure, che servono a tagliare una bozza per realizzare la tela con un tessuto di prova, con collo e polsi finti, i quali servono solo per misura e forma.

Dopo una settimana si chiama il cliente per la prima prova, si correggono i difetti e dopo un’altra settimana viene imbastita la camicia in seconda prova, con il tessuto definitivo ma sempre con collo e polsi finti.

La si smonta e si correggono nuovamente carta e stoffa. Viene dunque cucita e consegnata dopo tre settimane totali, ma il procedimento non è ancora terminato.

Il cliente infatti la deve usare due o tre volte e poi tornare, perché capita che salti fuori qualche problema. «Durante la prova i clienti sono tutti impettiti», spiega Alessandro Siniscalchi. «Si mettono per riflesso incondizionato in posizioni innaturali, ben diverse da quelle che si tengono durante la vita quotidiana».

La camicia viene quindi riaperta dove serve, modificata, chiusa e consegnata: a questo punto si può dire finita. Una volta era prassi generale impegnare il cliente in ordini minimi di mezza o una dozzina e ancora oggi alcuni artigiani impongono due camicie per volta, mentre da Siniscalchi se ne può ordinare anche una sola.

La Siniscalchi è una camicia tipicamente milanese, che il patron definisce «pratica», tanto da sembrare più povera rispetto alla napoletana. Ma in bottega si può cucire di tutto, anche vestaglie, pigiami o mutande in seta.

 

Alessandro e Cinzia Siniscalchi
Alessandro e Cinzia Siniscalchi

«I colori più richiesti sono il celeste, l’azzurro, il bianco e il rigatino bianco e azzurro», prosegue Alessandro, «perché quella che gravita su Milano è una clientela finanziaria e imprenditoriale, che spesso va di fretta: anche vestendosi al buio e velocemente si sa di essere a posto, perché la scelta è tra camicie bianche o azzurre e abiti grigi, blu o gessati. Al sud va più il colore, hanno altri ritmi».

Chi frequenta la sua camiceria proviene al 70% dall’estero: principalmente svizzeri da Lugano o Ginevra, di cui metà italiani residenti nella Confederazione, tedeschi, americani, qualche francese e inglesi o mediorientali residenti a Londra.

Una volta la categoria più importante era quella dei liberi professionisti, facevano da una a sei camicie all’anno, sempre più latitanti perché oggi gli italiani vogliono tenere un profilo basso.

Per gli stranieri di passaggio possono fermare la produzione per concentrarsi su un cliente solo lavorando anche la domenica, in questo modo in due giorni si consegna la camicia: possono arrivare a fare fino a quattro camicie in un giorno se si tratta di un cliente acquisito del quale hanno già le misure definitive.

La camiceria propone una scelta di 1.500 tessuti, tutti certificati dall’Unione camerale tessile in base a test di ecologicità e tracciabilità della filiera: Sictess, Riva, Canclini, Testa ma soprattutto Grandi e Rubinelli, casa che offre un campionario completo.

Siniscalchi ha stabilito un prezzo unico per la camicia a prescindere dalla stoffa, ossia 600 euro, che può aumentare fino a 1.500 in base a quanti passaggi manuali si richiedono. L’unica differenza si fa sulla seta, che costa 100 euro in più anche perché richiede una lavorazione più lunga e complicata del cotone.

a cura di Arbiter