Ritratto di artista

Linda Carrara è una delle pittrici più interessanti di quest’epoca, il cui percorso è incentrato su una ferrea linea guida: che relazione stabilire tra l’oggetto e la sua rappresentazione?

La Luna per Linda Carrara è davvero a portata di mano. È appena fuori dal suo luminoso studio di Affori, periferia nord di Milano, dove un tratto di asfalto un po’ accidentato ha fatto da matrice per uno dei suoi frottage, finito in copertina di Arbiter.

La tela era perfettamente tonda e l’azione sicura di Linda, con pennellone e colori a olio, ha determinato l’apparizione: l’impronta dell’asfalto si è trasfigurata in superficie lunare. Come lei abbia fatto a capire che proprio quello fosse il luogo giusto al quale «rubare» l’impronta, fa parte dei misteri dei processi artistici, che scaturiscono sempre da un’ipersensibilità di sguardo, da una convinzione che prescinde dalle normali logiche.

Linda Carrara è una delle artiste più interessanti della sua generazione; si divide tra Milano e Bruxelles, dove ha uno studio sin da quando nel 2015 ha concluso il master alla belga Kask School di Gent.

Non è un luogo a caso Gent. Perché qui è conservato uno dei capolavori più stupefacenti della storia della pittura, il celebre Polittico dell’Agnello Mistico di Jan Van Eyck. L’energia mimetica dell’arte del grande genio fiammingo è un qualcosa che ha inevitabilmente stregato una sensibilità come quella di Linda Carrara.

In particolare le ha messo davanti la questione attorno alla quale sta costruendo il suo percorso artistico: che relazione stabilire tra l’oggetto rappresentato e la pittura? Come passare oltre la semplice documentazione per immagini e raggiungere un livello mimetico più intenso? E soprattutto quale spazio di libertà resta alla pittura chiamata a una corrispondenza millimetrica alla realtà, sulla scia del grande Van Eyck?

Nello studio di Linda si vedono, ben ordinati, una serie di grandi fogli arrotolati: svolgendoli assistiamo a una sorprendente trasfigurazione. La carta infatti è passata per una metamorfosi materica, perché la sua superficie è diventata superficie di un marmo. In realtà è la pittura, energia fantasmatica esercitata con la più rigorosa disciplina, ad aver generato
questa mutazione.

Luna
La Luna realizzata per la copertina di Arbiter

«È un’idea che mi è scattata quando a Padova ho scoperto i riquadri che Giotto aveva dipinto nella parte bassa con la tecnica dello stucco romano», racconta.

«Erano finti marmi dove ho percepito che c’era il pieno rispetto dell’immagine di origine, ma era un rispetto che non lo vincolava. Giotto aveva svincolato la pittura dal soggetto, pur restandogli totalmente fedele».

A fianco dei fogli nello studio ci sono anche dei bellissimi spezzoni di vecchie travi di quercia: anche loro sono disposti tutti in verticale, come creature amiche che popolano questo spazio.

Sulla testata di queste travi la pittura di Linda Carrara ha compiuto un’altra mutazione: il legno si è fatto marmo, grazie a un intervento realizzato a gesso e grafite. Non è un semplice trompe-l’oeil. È una messa alla prova della pittura e della sua capacità magica, quasi alchemica, di mettere un’altra pelle alla realtà.

Quello del frottage è un passo ulteriore. La tecnica che tutti ci divertivamo a usare quando da bambini mettevamo una moneta sotto il foglio, e vedevamo l’immagine fedele affiorare magicamente al solo passaggio della matita, per Linda Carrara è diventato uno strumento affidabile e sorprendente.

Anche in questo caso c’è stato un gigante a suggerire lo spunto. È Leonardo con le rocce che inglobano la sua Vergine. Linda Carrara ha vissuto non lontano da quello che potrebbe essere il luogo ispiratore per Leonardo, cioè l’Adda nella parte alta del suo corso, poco dopo l’uscita dal lago.

È lì che è arrivata con le sue tele. Ha scelto dei frammenti di roccia e poi ha iniziato quella sua azione che è di forza, perché il frottage richiede forza, ma anche d’amore. Amore per la materia che, come lei confessa, «voglio rubare direttamente dalla realtà».

Sono le opere che mutuano il titolo da Leonardo, Madonna delle rocce, tutte datate 2019, e che oggi Linda ha esposto in una personale in una galleria di Mosca. Sono superfici che sembrano aver assorbito ben più che un’impronta: si avverte un soffio di natura, che ci tiene sospesi come se quel pezzo di mondo minerale stesse per transitare nel vegetale.

I lavori sono ancora in corso, verrebbe da dire. Perché la pittura, come suggerisce Linda, chiede sempre un tempo di decantazione e procede per strade che è inutile pretendere di controllare.

Così lo realizzo

Tanto lontana, eppure straordinariamente vicina: la Luna impone
questa paradossale riflessione, che si traduce
in arte facendosi guidare dagli indizi e analogie forniti dalla natura

Nella mia rappresentazione della Luna sono partita da un paradosso. L’idea che un uomo vi sia sbarcato è assolutamente astratta e incomprensibile. Sappiamo che è successo, ma non avendo nessuna esperienza dello spazio cosmico non possiamo né immaginare né percepire un evento simile. Non conoscendo le sensazioni, rimane un’idea sconosciuta e lontana da noi, forse proprio quanto la Luna stessa.

LUNA8
I compnemti serviti per la realizzazione

Nonostante la realtà dei fatti, noi continuiamo quindi a vedere la Luna come irraggiungibile, poeticamente bella e lontana; forse perché si dona nuova, vitrea, rincuorante e piena di malinconia ogni notte. Ci immaginiamo istintivamente gli astri «là fuori», come se noi fossimo in un ipotetico «dentro», all’interno di una nube di gas che ci separa dall’esterno.

Al contrario, lo spazio è unico e continuo e noi siamo lì, insiemeagli astri le cui influenze sull’uomo sono state indagate dalle scienze antiche. Il discorso è ancora più evidente nel caso della Luna, vicinissima a noi se rapportata alle enormi distanze interplanetarie.

È sulla scia di simili riflessioni che ho realizzato il mio omaggio artistico alla Luna, Frottage per allunaggio. È proprio per dare raffigurazione a questa estrema lontananza che in paragone all’universo è invece una vicinanza, che ho deciso di non rappresentare la Luna con un disegno, ma di cercarla qui, il più possibile vicino a me.

Come il riflesso che si vede nell’acqua notturna, ho cercato lo specchio dell’astro in una materia che, pur non naturale ma umana, può assomigliarle e farle eco.

Un asfalto, fatto di rocce, usurato dal tempo e sul quale noi camminiamo veramente ogni giorno qui, sulla terra. L’ho cercato nell’angolo più brutto e abbandonato della strada, perchè è cosi che posso immaginare la vera superficie lunare. Un qualcosa di sicuramente meno poetico di come non appaia vista da quaggiù.

a cura di Arbiter