Passione sottozero

Siamo la patria del gelato artigianale. Coni e coppette tricolori sono alfieri del made in Italy nel mondo. Chi lo produce spesso risponde a una vocazione e proviene con successo da altri mondi: sportivi, banchieri, comici e modelle. Tutti accomunati da questa golosa tentazione. - di Marco Gemelli -

Lavinia Mannucci, seconda mamma-vincitrice di Miss Toscana
Lavinia Mannucci, seconda mamma-vincitrice di Miss Toscana, concilia il tutto con l’attività di gelatiera nel suo negozio Caminia di Firenze

Sono ormai lontani anni luce i tempi raccontati da Lucio Battisti ne I giardini di marzo, quando «il carretto passava e quell’uomo gridava “gelati”».

Erano le estati dal primo dopoguerra in poi, stagioni in cui lo stereotipo più diffuso del gelataio lo vedeva indossare una giacca bianca, inforcare la bicicletta modificata con la tendina e il pozzetto dove teneva in fresco creme e sorbetti, e macinare chilometri sotto il sole in cerca di giardini o stazionare davanti alle scuole.

Adesso tutto è cambiato, a partire proprio dal nome: tra gelataio e gelatiere corre la stessa distanza semantica che separa bancario e banchiere. In un mondo che ha trasformato i cuochi prima in chef e poi in gastro-star, anche nel mondo della gelateria il mestiere ha vestito i panni della professione.

Gelatieri non si nasce, comunque, ma si diventa. L’Italia è piena di storie di uomini e donne che hanno scoperto la «vocazione» del gelatiere dopo aver raggiunto traguardi professionali, spesso ad alti livelli, anche internazionali, in settori del tutto diversi.

Una seconda vita iniziata tra coni e coppette dopo aver vissuto le luci della ribalta: è il caso della veneta Giovanna Bonazzi, in grado di passare senza eccessive difficoltà dalle due ruote agli sci fino al mondo della gelateria di qualità.

Prima di laurearsi campionessa europea nel 2014, è stata per oltre un decennio ai vertici agonistici della mountain bike sia in ambito nazionale sia mondiale. Ha iniziato a vincere tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, diventando nel ’95 la prima donna al mondo a tentare un record di velocità con la mountain bike sulla neve.

Nello stesso decennio è stata la sola atleta sul pianeta che dal ’91 al ’99 si è sempre classificata tra i top 11 in tutte le edizioni dei campionati del Mondo.

Giovanna Bonazzi, ex ciclista
Giovanna Bonazzi, ex ciclista, donna dei record sulle due ruote e sugli sci, nel 2004 decise di aprire a Verona col marito Roberto una gelateria, ricordando un vecchio tema in cui parlava di quella passione.

Poi è toccato allo ski cross, entrando nel giro della Nazionale, ma nel 2004 decide di aprire insieme al marito Roberto una gelateria artigianale a Verona, La parona del gelato.

«Durante la carriera sportiva», spiega, «ho sempre cercato il gelato la sera prima della gara, in qualsiasi parte del mondo, perché ne ero appassionata sin da bambina.

Finita l’attività sportiva ho iniziato a lavorare nel marketing in Svizzera, poi l’azienda ha avuto problemi e mi sono ritrovata a dovermi reinventare.

Mi tornò alla mente che da piccola avevo scritto in un tema che da grande avrei fatto la gelatiera, e decisi di riesumare quel sogno: dopo essermi formata con corsi specifici, presi una mappa di Verona e dintorni, vidi quale zona era sguarnita e cercai il locale giusto. Così tutto ebbe inizio».

Altrettanto singolare è la storia di Santo Palumbo, calabrese di nascita e già calciatore mancato (ha giocato in Serie C col Benevento e il Pisa), poi comico di Zelig. Pur mantenendo i legami col palco del cabaret, si è dedicato al mondo della gelateria aprendo la Cremeria Rossi, con gusti dedicati alle canzoni di Vasco, che poi diventa la Premiata Cremeria.

«La mia passione per il gelato», conferma, «nasce dall’incontro con il maestro Enzo Pennestrì, di Reggio Calabria: sono andato a trovarlo nella sua gelateria e sono rimasto colpito dal mestiere. Da lì ho deciso di aprire una gelateria a Milano, convinto che ci fossero ancora margini per far conoscere i gusti della tradizione siciliana e le granite. In gelateria i clienti mi riconoscono, spesso mi chiedono qualche foto, di raccontare aneddoti. E da lì improvviso un piccolo show».

Anche Maurizio Melani, oggi titolare di una catena di gelaterie in Spagna, era un finanziere di successo prima di decidere di lasciarsi alle spalle il mondo delle banche per dedicarsi alle mantecature, così come accaduto al marchigiano Antonio Luzi.

C’è poi chi ha dovuto conciliare la carriera da gelatiera con il mondo delle passerelle: è la fiorentina Lavinia Mannucci, che da gelatiera nell’azienda di famiglia (ma con una laurea e un master di economia aziendale a Londra nel cassetto) si è ritrovata all’improvviso sotto i riflettori con il titolo e la corona di miss Toscana, seconda vincitrice-mamma nella storia del concorso, avendo con sé la piccola Isabella di 4 anni.

E così, senza accantonare coni e coppette da Caminia, per lei è iniziata un’avventura fatta di sfilate, comparsate e shooting fotografici.

C’è invece chi ha trasformato il gelato in una professione, ma in un senso più ampio: è il caso dell’imprenditore Gabriele Poli, che dieci anni fa lanciò un festival a Firenze per celebrare le radici storiche del prodotto e oggi quella manifestazione è un tour su nove Paesi in tre continenti, i World Masters e il ranking planetario, il principale torneo internazionale del settore.

«Nel giro di pochi anni», spiega Poli, «abbiamo portato il Gelato Festival da Firenze alle maggiori capitali europee, fino allo sbarco negli Stati Uniti e Giappone. Ovunque c’è grande interesse per un prodotto che testimonia il know-how artigianale italiano».

Per alcuni che hanno scoperto per caso o per coincidenza la passione del gelato, ce ne sono altri che portano la tecnica gelatiera italiana in giro per il mondo e che sono riusciti a creare un piccolo impero aprendo locali all’estero: è il caso di Stefano Versace che, partendo da Miami, in tre anni ha aperto una catena di gelaterie artigianali disseminate negli Stati Uniti.

Oppure del veronese Giacomo Canteri, oggi un guru del gelato italiano in Polonia. Certo, la storia imprenditoriale nostrana non lesina crociate alla conquista dei mercati esteri, lanciate con proclami in pompa magna e poi naufragate.

Ma c’è chi ce l’ha fatta davvero, e non sono pochi. In fondo l’Italia, sul fronte del gelato, è all’avanguardia: il nostro Paese è riconosciuto come la patria di quello artigianale, e la coppetta rappresenta un’icona del made in Italy.

Un primato che nasce non solo per motivi storici, il gelato venne inventato nel 1559 a Firenze dall’architetto Bernardo Buontalenti, ma perché lungo la penisola si concentra il maggior numero di punti vendita del mondo, ben 39mila su un totale europeo di 60mila. E come ogni primato che si rispetti, l’Italia del gelato ha i suoi alfieri e i suoi ambasciatori.

A partire dalla squadra italiana che andrà a competere nella Coppa del Mondo di gelateria, in programma al Sigep di Rimini il prossimo gennaio. Hanno superato la selezione il calabrese Eugenio Morrone della gelateria Il cannolo siciliano di Roma, lo chef bresciano Marco Martinelli, il cioccolatiere Massimo Carnio di Valdobbiadene (Treviso) e la scultrice del ghiaccio Michela Ciappini, prima donna mai selezionata in questa categoria.

Morrone, in particolare, negli ultimi anni ha collezionato successi e trionfi grazie anche a una singolare casualità: «Oggi molti puntano all’effetto wow e a un numero molto alto di gusti», spiega Eugenio Morrone, già campione europeo e primo nel ranking mondiale di settore, «ma la semplicità è la vera chiave del successo, poche cose ma fatte bene.

Anche il mio mandarino tardivo con cui ho vinto è nato per caso, quando mi si è rotta la spremitrice elettrica e ho dovuto usare una macchina manuale, scoprendo che così restano inalterati le proprietà e il gusto della frutta».

a cura di Arbiter