Così vesto il mondo

Uomo, donna, sartoria, drapperia, ma anche enoteca e gastronomia, all’insegna della qualità, dell’etica e del gusto. Le botteghe di Gianni Dal Cortivo nel cuore di Verona sono oggi un riferimento internazionale. - di Alessandro Botré - foto di Carolina Fanni -

La storia di Gianni Dal Cortivo è fatta di pathos, disciplina, gusto, entusiasmo, etica. In lui vocazione e ragione convivono armonicamente e sono ciò che gli ha permesso di creare i suoi quattro negozi d’abbigliamento nel cuore di Verona: una rassegna dell’eccellenza conquistata battaglia dopo battaglia, con costanza e visionarietà.

La sua attività è un’impresa nell’accezione più romantica del termine: una missione. Tutto ebbe inizio all’ultimo anno di superiori, quando Dal Cortivo si era trovato un lavoretto per la stagione estiva in un negozio d’abbigliamento della città scaligera.

Gianni Dal Cortivo
Gianni Dal Cortivo, patron di quattro negozi di abbigliamento, ma non solo, tutti affacciati sulla piazzetta veronese di
largo Pescheria Vecchia, a 200 metri da piazza delle Erbe

Niente avviene per caso: suo nonno e suo zio erano sarti, anzi lo zio pratica tuttora l’arte. Dal Cortivo ricorda ancora il nonno al tavolo di taglio con forbici, metro e tessuti: qualcosa passò di certo.

Dapprima il lavoro era solo un’occupazione, poi iniziò a piacergli: divenne una cosa sempre più seria fin quando, a 22 anni, Al Duca d’Aosta, la catena più importante del Triveneto, lo assume.

Il direttore era severissimo: lo massacrava, in un’accezione positiva, insegnandogli il servizio, la gestione, come tenere i contatti con i fornitori, cosa sono i tessuti.

«Lì ho cambiato la visione», racconta Dal Cortivo con enfasi. «Sono diventato più curioso, attento, desideroso di imparare qualcosa ogni giorno. Alcune cose si apprendono, altre no. Il gusto, la sensibilità e la creatività non si possono trasmettere: sono innate e vanno affinate con l’esperienza. Capii che avevo iniziato un percorso che mi avrebbe portato, un giorno, quantomeno a provare ad aprire un negozio».

Intanto viaggiava tra Londra, Napoli e Parigi, assimilando il culto della sartoria, delle stoffe e l’accostamento delle cromie.

A Napoli i colori, a Savile Row la tradizione dell’arredamento e dei vecchi drappi: «Assemblano benissimo classici check colorati o principe di Galles con tessuti poveri come i lambswool», continua.

«Il sapore di quelle botteghe britanniche era irresistibile. Oggi tanti negozianti propongono solo colori facili come nero, bianco, blu, grigio. Bisogna invece saper giocare, niente è impossibile, bisogna solo trovare l’equilibrio. Se abbini un pantalone giallo, rosso o verde a una giacca dalle tinte forti ti trasformi in un pagliaccio, ma con un blu diventa equilibrato».

Così nel 1997, a 33 anni, dopo 15 di esperienza, l’istinto gli suggerisce di lanciarsi.

Uno scorcio del negozio.
Uno scorcio del negozio.

«Si sarebbe potuto tranquillamente commentare: “Ma questo è pazzo”», scherza. «È vero che sono a 100 metri da piazza Dante e a 200 da piazza delle Erbe, ma allora largo Pescheria Vecchia non era una piazzetta, bensì un angolo degradato con le macchine parcheggiate fino a mezzo metro dalla vetrina.

Per l’inaugurazione ho creato un’oasi di respiro, piazzando due cabrio d’epoca: ho bloccato la strada da tanta gente è venuta! Sapevo che era in elaborazione un progetto di recupero dell’area, ma per accelerarlo ho creato un comitato di quartiere e raccolto le firme con cui sono andato in Comune.

Dopo un anno di lavori, la via ha cambiato aspetto ma l’amministrazione seguente ha pensato bene di realizzare dei parcheggi per motorini. Con quella successiva, ho protestato e li hanno tolti. Le fioriere che hanno messo mi sono impegnato a mantenerle io.

I primi giorni di vacanza li ho fatti solo dopo quattro anni e mezzo: sono andato a Londra e a New York a vedere negozi».

Chiedo quindi a Dal Cortivo come ci si crei un bagaglio di clientela dal nulla. «Me lo sono procurato a partire da due fonti», spiega. «Primo, instaurando un rapporto di fiducia con clienti dei negozi con cui ho collaborato: non bisogna essere semplici porgitori. Secondo, con la mia attività parallela: lavoravo per diverse discoteche, in particolare lo storico Berfis, di cui ho curato la direzione artistica per quasi 15 anni».

Man mano si liberavano vetrine nella piazzetta, le prendeva lui: nel 2004 apre il femminile Ladies e Tailor’s Details, scarpe e accessori. Nel 2008 è la volta, finalmente, di un salotto in stile british dove rilassarsi, chiacchierare, scegliere i tessuti insieme, prendere le misure e provare: Tailor’s & Cashmere, che definisce «la gratificazione dell’anima».

Pareti in mogano decorate in seta, cornici delle vetrate realizzate a mano e ricoperte di polvere d’oro, il vecchio tavolo da sartoria, i divanetti in pelle. Oggi i pilastri delle sue quattro botteghe sono case come Attolini e Kiton per gli abiti, John Lobb per le scarpe, Maffeis per le camicie su misura, Rota per i pantaloni, fatti su suoi modelli.

Fa produrre anche delle proprie linee di abiti, tendendo sempre più alla perfezione. Le cravatte le fa fare alla storica ditta milanese Petronius, solo cinque pieghe oppure orlo a mano, con tessuti scelti da lui, dal tasmania al solaro.

Le stoffe per gli abiti sono Holland & Sherry, W. Bill, Harrisons, Fox Brothers, Huddersfield, Loro Piana: shetland, tweed, guanaco, vicuña, cashmere, lino…

Il prodotto che domina è il capospalla, di cui ben il 40% confezionato su misura. Ma, per la fortuna dei suoi clienti, Dal Cortivo è un eterno insoddisfatto: sta evolvendo Tailor’s & Cashmere in una sartoria che è anche gastronomia ed enoteca, con vini pregiati e le gourmandise dello stellato bergamasco Da Vittorio.

Giacche Attolini, Kiton e G. Dal Cortivo
Giacche Attolini, Kiton e G. Dal Cortivo

E non è tutto, i suoi piani erano ancora più ambiziosi: voleva far diventare la sua piazzetta un borgo dell’eccellenza, con un ristorante stellato, un negozio di arredamento e una caffetteria.

«Il venditore», tiene a precisare, «ha un importante compito di educatore e dovrebbe trasmettere un messaggio etico, un credo, non fare business a ogni costo».

Purtroppo la crisi economica si è fatta pesantemente sentire dal 2010, bloccando tutto. Lui, moderno Don Chisciotte con unastruttura di 14 persone, non ha licenziato nessuno. Ha solo pensato: «Anno zero, si riparte».

Al contrario di tanti suoi colleghi che si sono spaventati, ha alzato il livello, puntando a quei produttori che garantiscono l’eccellenza qualitativa e distributiva: sempre più ricerca, sempre meglio.

Tutto ciò con l’italica burocrazia e l’elevata pressione fiscale, falcidia per i piccoli e medi imprenditori come lui. «Bisognerebbe togliere gli studi di settore», sentenzia, «e portare le tasse massimo al 20%, gestite bene».

Intraprendenza, creatività, doti da organizzatore sono alla base dei tantissimi eventi che realizza ormai da anni, per divulgare concetti come tradizione e cultura (il prossimo, il 26 settembre), ambendo a fare squadra con altre piccole grandi punte di diamante come la sua di vari settori, per far percepire il sacrificio e il lavoro che celano.

Eventi a cui partecipano anche suoi clienti, che arrivano anche da 200 chilometri di distanza, cosa assai gratificante. E a proposito, fa riflettere come sia cambiato nella composizione il suo pubblico, pur rimanendo formato da appassionati del ben vestire e del benessere.

Inizialmente era composto al 70% da locali, al 20% da altri italiani e al 10% da stranieri. Oggi si è ribaltata la situazione: 70% di stranieri, 20% da fuori Verona e 10% di locali.

In ogni caso, Gianni Dal Cortivo persevera nella sua battaglia per salvaguardare il valore della bellezza, il fatto in Italia, contro la massificazione e l’apparenza.

a cura di Arbiter