Tutti per uno per salvare gli oceani

Sono sempre di più le aziende e le multinazionali che sostengono iniziative e associazioni per salvare gli oceani dal mare di plastica. Arbiter dà spazio alle loro azioni diventando così una piattaforma cartacea. - di Alessandro Botré e Giorgio Re -

Tutti per uno, le multinazionali si uniscono per salvare gli oceani. Dalle auto agli orologi, dall’abbigliamento ai ristoranti plasticfree. Ognuno con iniziative a sostegno di fondazioni e associazioni che hanno un solo obiettivo: la salvaguardia dei nostri mari e oceani dalla plastica.

Ecco coinvolti marchi che operano sul mercato mondiale e che fanno leva sulla propria notorietà e forza di comunicazione per far conoscere i vari progetti e lanciare il messaggio di sensibilizzazione. Alcuni poi vanno oltre e impiegano i rifiuti plastici per creare prodotti, innescando così circoli virtuosi.

A proposito di circoli: di seguito leggete come alcuni brand affrontano il problema. Ognuno lo fa individualmente con ottimi risultati. Bene. Bravi. Bis. Ed ecco che Arbiter diventa così una piattaforma cartacea.

Adidas È artefice di un progetto mirato alla conservazione, salvaguardia e valorizzazione degli ambienti marini lanciando la Adidas x Parley Collection una linea di abbigliamento e di calzature, a elevato potenziale di prestazione e di comfort, realizzata con rifiuti plastici raccolti lungo le spiagge e nelle comunità costiere di tutto il mondo. L’eco-valenza del prodotto si concretizza in processi di stampa che riducono sensibilmente l’utilizzo di acqua ed energia.

The OceanCleanup-System
L’inaugurazione a San Francisco l’8 ottobre 2018 del System 001, il sistema di pulizia di The Ocean Cleanup, l’iniziativa dell’olandese Boyan Slut nata nel 2013 che ha l’obiettivo di contrastare la «zuppa di plastica» dell’Oceano Pacifico: è un tubo lungo 600 metri che galleggia sull’acqua senza farsi saltare dalla plastica mentre sotto c’è un pannello di tre metri che impedisce ai rifiuti di fuoriuscire.

Audi Supporta la Fondazione One Ocean, che si occupa della difesa degli oceani dalle cause che ne compromettono la salute con interventi e soluzioni sostenibili.

C’è inoltre il One Ocean Educational Tour, progetto di sensibilizzazione sui principi di salvaguardia dei mari della fondazione che ha coinvolto Mauro Pelaschier, uno degli ambasciatori di One Ocean e storico timoniere di Azzurra nell’America’s Cup, in un viaggio con E-tron lungo l’Italia.

Ha percorso 2.500 km e incontrato oltre 650 ragazzi per diffondere la cultura della sostenibilità e della salvaguardia delle acque, invitando le nuove generazioni di velisti a sottoscrivere e divulgare la Charta Smeralda, codice etico di comportamenti virtuosi per la conservazione dell’ambiente marino (l’80% dell’inquinamento del mare proviene dalla terra).

La filiale italiana della Casa di Ingolstadt ha poi dato voce al Cnr di Oristano nella persona del ricercatore Andrea De Lucia il quale, nell’ambito dello sviluppo della strategia marina e delle sue ricerche volte alla conservazione degli ecosistemi, ha illustrato allo Yacht Club Costa Smeralda (di cui Audi è partner da 12 anni) i risultati di un’indagine sull’interazione degli organismi marini con la plastica.

Biotherm. È stato dimostrato da alcuni studi come i filtri Uv contenuti nelle creme solari siano tra i nemici della salute dei mari, così la casa francese facente capo al Gruppo L’Oreal ha messo a punto una linea di prodotti amanti della salute del corpo e di quella degli oceani: Waterlover.

Dopo aver lanciato nel 2017 Waterlover Sun Milk, è la volta di Waterlover Sun Mist: senza che venga minimamente alterato il livello di protezione, di idratazione e di piacere sensoriale, l’emulsione garantisce un grado di biodegradabilità del 99%, mentre la fragranza arriva al 95%. Lo stesso principio vale per il flacone, realizzato con plastica riciclata e riciclabile.

Blancpain. Per ognuno dei 250 esemplari venduti dell’orologio Fifty Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback Ocean Commitment II (BOC II), devolve un importo di 1.000 euro per sostenere spedizioni scientifiche.

I 250mila euro andranno ad aggiungersi ai contributi del marchio a favore degli oceani: in due anni ha infatti realizzato dieci spedizioni e protetto tre milioni di chilometri quadrati di aree marittime.

Inoltre Gianluca Genoni, apneista e amico del brand, ha partecipato lo scorso luglio alle giornate Fondali puliti sul Promontorio di Portofino: è una delle tante iniziative analoghe indipendenti che si svolgono sui litorali italiani, durante le quali dei subacquei raccolgono i rifiuti accumulati sul fondo del mare immergendosi con le bombole o, come Genoni, in apnea.

Bmw. Il Gruppo automobilistico di Monaco sostiene dal 2018 The ocean cleanup, l’iniziativa dell’olandese Boyan Slut nata nel 2013 con l’obiettivo di contrastare la «zuppa di plastica» dell’Oceano Pacifico.

Megattera
Il sub tende la mano alla pinna della megattera, metafora del legame tra Blancpain e il mare, che risale a oltre 60 anni fa, quando fu presentato il primo Fifty Fathoms. Il marchio orologiero ha stretto rapporti con scienziati, sub, enti governativi e pionieri dell’universo oceanografico, per promuovere lo studio, la conservazione e la protezione degli oceani. Il Blancpain Ocean Commitment, che racchiude tutte queste iniziative, sostiene, tra gli altri, il World Ocean Summit, la Giornata mondiale degli oceani presso l’Onu a New York, e la spedizione Gombessa V con Laurent Ballesta

Il sistema di pulizia consiste in un tubo lungo 600 metri che galleggia sull’acqua senza farsi saltare dalla plastica mentre sotto c’è un pannello di tre metri che impedisce ai rifiuti di fuoriuscire.

Sia i rifiuti di plastica sia il sistema sono spinti dalla corrente oceanica, ma il vento e le onde guidano solo il sistema, perché il galleggiante si trova sopra la superficie dell’acqua, mentre la plastica è principalmente poco sotto. Il sistema si muove quindi più velocemente della plastica, che viene così catturata.

Con questo metodo, secondo The Ocean Cleanup, il 50% della grande isola di plastica del Pacifico potrebbe essere pulito ogni cinque anni.

Bmw sostiene The Ocean Cleanup con una flotta di i3 per il team: oltre che elettrica, quindi a zero emssioni, l’auto è riciclabile al 95%.

Breguet. Con la fondazione Race for water supporta l’Odissea 2017- 2021, una traversata degli oceani da parte di una nave con cinque membri d’equipaggio alimentata con energie pulite e rinnovabili, solare, idrogeno e vela, che le consentono una velocità massima di otto nodi, per dimostrare che un’imbarcazione da 100 tonnellate può circumnavigare il mondo senza consumo di combustibili fossili.

Durante il viaggio promuove soluzioni in grado di trasformare rifiuti di plastica in risorse energetiche: 38 le tappe che alla fine porteranno a bordo 50mila persone tra bambini, decision-maker e autorità di governo.

Breitling. Storicamente legata all’aria, si dimostra amica anche della terra e del mare: dal 2017 collabora con la sciatrice Federica Brignone, ambasciatrice di One Ocean Foundation, nel contesto del progetto fotografico ambientale Traiettorie liquide, dove è stata ritratta da Giuseppe La Spada nelle acque delle Eolie in tenuta da sci e in piscina a fare lo slalom tra plastiche galleggianti.

Per la Maison, inoltre, una partnership con Ocean Conservancy, organizzazione che dal 1986 ha coinvolto più di 12 milioni di persone raccogliendo circa 104mila tonnellate di rifiuti in 153 Paesi nell’ambito dell’International Coastal Cleanup.

Caudalie Ha eliminato i filtri normalmente presenti nei trattamenti solari sospettati di essere perturbatori endocrini, nocivi per  l’ambiente marino e responsabili in primo luogo dello sbiancamento distruttivo delle barriere coralline, nonché generatori di secrezioni che passano direttamente nei vasi sanguigni e linfatici. Ecco dunque una selezione di ben cinque trattamenti solari sicuri per il corpo come per la natura.

Chimborazo. Il giovanissimo marchio italiano di abbigliamento, che deve il suo nome a un vulcano ecuadoriano, ha rivelato sin da subito un’attenzione speciale per la tutela dell’ecosistema.

Dai capispalla al beachwear: tutti gli elementi della collezione primavera-estate 2020 sono identificati da stampe che raccontano un vero e proprio zoo acquatico. Ma soprattutto sono realizzati in fibre derivate da plastica riciclata.

Corona. Ecosostenibilità, funzionalità, utilità: sono i tre aggettivi che meglio definiscono l’idea, il progetto e il prodotto elaborati in collaborazione dal marchio di birra e Parley for the Oceans e che è diventato virale.

In un numero di località costiere sempre in aumento, durante la settimana della Giornata Mondiale degli Oceani la birra made in Mexico può essere acquistata pagando con plastica raccolta.

Non solo: scompaiono per sempre gli imballaggi in plastica, sostituiti da portalattine da sei in materiale riciclato.

Discarica
Il Capitolo 2 dei quattro della campagna di comunicazione Ocean For Life per la primavera-estate 2019 di North Sails, a supporto del continuo impegno da parte del marchio verso la conservazione e salvaguardia degli oceani dall’inquinamento della plastica. Il Reduce, Reuse, Recycle è la chiamata ad agire da parte della campagna, realizzata in India da Cristian Hunter Martin Gatti: illustra l’impatto dell’inquinamento della plastica sulla vita delle persone che vivono nel Paese, dalle piccole comunità di pescatori alle città, come Mumbai, alle discariche sovrasfruttate che scaricano tutto in mare.

Davines. Per salvare il mare occorre partire dai fiumi. Il marchio di prodotti per capelli condivide questo dato incontestabile e diventa partner del progetto sperimentale Il Po d’amare voluto da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Castalia e Corepla destinando al progetto anche parte degli incassi su tre prodotti della linea Essential Haircare SU.

Ford. Il ventesimo Annual Sustainability Report di uno dei marchi automobilistici più affermati nel mondo parla chiaro: portare a zero l’utilizzo delle risorse idriche per i processi di produzione e utilizzare solo acqua dolce per il consumo umano.

Iwc. Lo scorso 8 giugno ha annunciato il suo supporto a un pionieristico progetto capeggiato da Cousteau divers, il drappello subacqueo della Cousteau Society, non profit fondata nel 1973 dall’oceanologo ed esploratore Jacques-Yves Cousteau, che studia gli effetti del riscaldamento terrestre misurando la temperatura, il ph e altri parametri sotto la superficie dell’oceano tramite migliaia di subacquei ricreativi volontari.

L’obiettivo è aiutare gli scienziati a una migliore comprensione degli effetti del surriscaldamento sulla biodiversità.

Marevivo «Mare Mostro»… Suona inquietante ma, purtroppo, non troppo irreale.

Partendo da questo slogan, l’associazione che dal 1985 si batte senza sosta e super partes per la difesa del mare e delle sue risorse, ha chiesto l’approvazione di una legge che renda obbligatoria l’etichettatura dei capi d’abbigliamento che contengono oltre il 50% di fibre sintetiche e che, al contempo, stimoli le aziende a progettare sistemi di filtraggio più efficaci per lavatrici con ridotto rilascio di microfibre.

Meccaniche Veloci. È salita a bordo del cruiser racer WB Seven, imbarcazione a vela di 44 piedi costruita dai cantieri danesi X-Yachts sulle cui vele e sulle cui divise dell’equipaggio, durante la regate dell’1-8 giugno D-Marin ORC World Championship a Sebenico, Croazia, ha campeggiato il logo «No plastic» per sensibilizzare sui temi ambientali.

North Sails. Il marchio californiano nasce e cresce nel costante riferimento al legame tra uomo e mare. Ecco spiegata la collaborazione con Ocean Family Foundation (OFF), fondazione con sede nel Regno Unito, la cui missione primaria è la tutela e la protezione degli oceani dagli effetti dell’inquinamento globale.

A partire dalla collezione primavera- estate 2018, North Sails devolve a OFF l’1% del ricavato delle sue vendite mondiali per sostenere varie campagne della fondazione.

Paul & Shark. Sostenibilità e basso impatto ambientale: sono i cardini del progetto Save the Sea, varato dal marchio nel rispetto delle norme del Global Recycle Standard.

Il risultato è la creazione di una giacca completamente eco-sostenibile, realizzata con fibre di poliestere rigenerato, utilizzata per ogni singola parte del capo, dal tessuto di rivestimento all’imbottitura, alle zip.

Il processo produttivo è concepito con l’intento di ridurre il consumo di energia, l’emissione di anidride carbonica e l’utilizzo di acqua.

Ralph Lauren. Earth Polo È il nome scelto per la rivisitazione secondo i valori che Madre Natura porta in sé del capo iconico del marchio statunitense, prodotto in collaborazione con First Mile, organizzazione con una missione globale focalizzata sulla sostenibilità. È fondamentale il legame con le comunità a basso reddito dedite alla raccolta delle bottiglie di plastica, poi riciclate.

E di bottiglie di plastica, in media 12 per unità, è fatta Earth Polo, tinta senza utilizzo di acqua. Richard Mille L’ultima edizione delle regate Les voiles de St. Barth sponsorizzate dalla Maison, disputate lo scorso aprile, è stata resa per volontà degli organizzatori François Tolède e Luc Poupon il più ecologicamente responsabile possibile.

In particolare, si è cercato di raggiungere l’obiettivo plastica zero all’interno del villaggio ospitante le gare, sensibilizzando i più giovani sul tema.

Riz La missione è una sola: creare i costumi da bagno più belli e più sostenibili del pianeta… Parola di Riz, marchio inglese che rivoluziona il concetto di costume presentando una collezione di pantaloncini da mare realizzati con plastica riciclata raccolta dai fondali di tutto il mondo. Le stampe? Riproducono la flora e la fauna in via d’estinzione.

Barriera corallina
Una barriera corallina in un’immagine della campagna Perpetual Planet lanciata da Rolex per sottolineare il suo impegno ad assicurare al pianeta un avvenire perpetuo. Tassello fondamentale della campagna sono i Rolex Awards for Enterprise, che premiano i talenti visionari con idee capaci di cambiare il mondo. Tra i finalisti 2019, Emma Camp, scienziata marina britannica: identifica i coralli che sono in grado di resistere a stress quali acque acide e sempre più calde, con l’obiettivo di trapiantarli nelle zone della Grande barriera corallina colpite dallo sbiancamento dei coralli

Rolex. Maison virtuosa per la salvaguardia dell’ambiente, con la campagna Perpetual Planet collabora con personalità e organizzazioni al fine di trovare soluzioni alle problematiche ambientali, anche sostenendo l’iniziativa Mission Blue dell’oceanografa Sylvia Earle, che sta creando una rete mondiale di aree marine protette, chiamate Hope spots (luoghi di speranza), e la National Geographic Society.

Un tassello della campagna è stata la presentazione, lo scorso maggio, dei dieci finalisti dell’edizione 2019 dei Rolex awards for enterprise, istituiti nel 1976, in occasione del 50° anniversario dell’Oyster, per sostenere uomini e donne autori di progetti innovativi che contribuiscono al miglioramento delle condizioni di vita.

Tra i vincitori, l’imprenditrice e biologa molecolare 25enne Miranda Wang, di nazionalità canadese ma che vive in California: ha ideato un processo di produzione che trasforma la plastica non riciclabile proveniente da oggetti come materiali da imballaggio e sacchetti di plastica in prodotti chimici utilizzabili per esempio nei settori automobilistico ed elettronico.

Parlando di Rolex non si può non citare il suo contributo alla One Ocean Foundation, che sviluppa progetti specifici per diffondere la consapevolezza su quanto siano urgenti azioni per contrastare l’inquinamento e per indirizzarle su iniziative concretizzabili dai privati, dalle associazioni e dalle aziende.

Guidata dalla principessa Zahra Aga Khan, presidente, e dal vicepresidente Riccardo Bonadeo, commodoro dello Yacht club Costa Smeralda, One Ocean ha mosso il suo primo passo stilando la Charta Smeralda, una costituzione per la tutela del mare che omaggia l’omonima costa nel nord-est della Sardegna.

Uno degli obiettivi della fondazione è puntare sull’industria, più ricettiva rispetto alla cosiddetta politica: agire senza aspettare le leggi, come quella europea che dovrebbe limitare le plastiche monouso dal 2021.

Vilebrequin. We only make shorts, Facciamo solo shorts: una verità innegabile. Ma gli shorts sono realizzati al 100% in plastica, nello specifico plastica delle bottiglie recuperate nei mari di tutto il mondo e rigenerata, esattamente come sono riciclabili, a loro volta, gli stessi calzoncini da bagno.

Proposti in un’infinità di motivi, i pantaloncini sono stampati con le tecnologie più avanzate, che consentono l’utilizzo di inchiostro a base di acqua, senza altre componenti chimiche.

Volvo. In Scandinavia il rispetto per la natura è un fattore culturale profondamente radicato. Volvo Italia è partner del progetto LifeGate Plastic Less, nato dall’intenzione di ridurre nei mari italiani la presenza della plastica.

La casa automobilistica ha supportato per questo la produzione dei dispositivi Seabin (letteralmente: cestino dei rifiuti per il mare) da posizionare nei porti e nei circoli nautici della Penisola.

a cura di Arbiter