Gli studenti italiani scelgono la Lombardia

Da Milano a Monza, da Pavia a Bergamo: le università lombarde sono un magnete per le matricole italiane e straniere e superano a pieni voti gli esami della mobilità e del sapere interconnesso. - di Stefano Zurlo e Alberto Gerosa -

Gli studenti italiani scelgono le università di Milano

La tradizione e la capacità di correre verso l’Europa e il futuro, trasmettendo ai giovani le energie e le spinte di un territorio che è il motore del made in Italy. Ecco il segreto del network universitario lombardo: un unicum che schiaccia la concorrenza degli altri atenei della penisola e ha pochi concorrenti nel Vecchio Continente.

Gli studenti italiani scelgono la Lombardia
L’aula magna dell’Università degli studi di Bergamo, collocata nell’ex convento di Sant’Agostino. Qui ha anche sede il dipartimento di Scienze umane e sociali dell’ateneo orobico, che nella sua offerta contempla 35 corsi di laurea triennali e magistrali, dalle Scienze aziendali alle Lingue straniere, da Ingegneria a Giurisprudenza, oltre a Lettere,Filosofia e Comunicazione. È dislocata in otto sedi, una delle quali è il campus ingegneristico di Dalmine.

I primati del capoluogo e delle città che gli fanno corona sono molteplici. La Bocconi, per citare solo un nome, è un pilastro di questa rete ricchissima che mischia rigore e fantasia, serietà e talento, fatica e passione. Anche se è vero che negli ultimi tempi c’è stato un leggero arretramento nelle classifiche che premiano i migliori, a conferma del fatto che anche i miti devono aggiornarsi.

C’è un problema che riguarda alcune università lombarde ed è legato alle modalità dei finanziamenti. In generale, e questo è un discorso che vale per le strutture pubbliche ma anche per quelle private, più studenti hai, più soldi ricevi dallo Stato.

Gli studenti italiani scelgono la Lombardia
il campus del Politecnico di Milano in via Candiani. Al pari del campus di via La Masa, sorge nell’area degli ex gasometri della Bovisa, quartiere della periferia nord di Milano dove il Politecnico è presente dalla fine degli anni 80.


Gli studenti italiani scelgono le università di Milano

Nella scelta di un’università non c’è solo il «cosa», ossia la facoltà alla quale iscriversi, ma c’è anche il «dove».

Per i neodiplomati italiani la decisione è quasi obbligata: è sulla Lombardia, in particolare su Milano, che bisogna scommettere. L’autorevole graduatoria QS, che ogni anno valuta le performance delle prime 1.000 università del pianeta, colloca il capoluogo lombardo al 36° posto nella classifica delle migliori città per gli studenti, assegnandogli il primato italiano.

Non a caso ogni anno a Milano gli immatricolati sono non meno di 150mila. I dati sui fuorisede la dicono lunga: gli studenti provenienti dalle altre regioni e dall’estero sono in aumento in tutti gli atenei milanesi.

Alla Bocconi, per esempio, i primi sono il 55,5% degli iscritti (14.272), che sommati agli stranieri (15,4%) mettono decisamente in minoranza gli studenti lombardi (29,1%).

Per quanto concerne le altre città, se sorprende poco che a Pavia, una delle università più antiche del mondo (fu fondata nel 1361), uno studente su tre non sia lombardo, la circostanza risulta meno ovvia nel caso dell’università di Bergamo, che di anni ne ha solo 50.

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la sede dei corsi scientifici dell’università Milano-Bicocca. Sorta negli anni 90 dalla necessità di decongestionare la Statale e di riconvertire le aree industriali dismesse del capoluogo lombardo

Ma quali sono le ragioni di questo successo? Partiamo da Milano che, più di ogni altra città, ha saputo svecchiare il concetto di università da torre d’avorio esclusivamente dedita alla ricerca pura a realtà strettamente interconnessa con il tessuto urbano e sociale circostante, con beneficio di entrambe. E dei neolaureati, che quando si affacciano sul mondo del lavoro si ritrovano in una realtà con cui hanno già avuto modo di confrontarsi.

Gli studenti italiani scelgono le università di Milano

Inutile sottolineare quale formidabile motore economico tutto ciò rappresenti anche per il Comune di Milano e per il quartiere, complice il fatto che non di rado le nuove strutture sono capolavori di urbanistica, firmati da archistar del calibro di Alessandro Mendini (è il caso di BovisaTech) o dei giapponesi Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, come avviene nel Nuovo Campus Bocconi.

L’esperienza del Politecnico Bovisa tende a ricalcare il modello delle «cittadelle scientifiche» diffuse all’estero. Si è guardato sia al Mit statunitense sia soprattutto all’High Tech Campus di Eindhoven, nei Paesi Bassi, dove si raggiunge il massimo livello di interscambio tra l’università e le aziende.

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Dall’Olanda viene anche il concept degli Its, scuole di alta tecnologia strettamente legate al sistema produttivo, che anche in Italia stanno prendendo piede; in Lombardia ne sono già attivi 20.

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L’aula Scarpa dell’Università degli studi di Pavia, voluta dal celebre medico e anatomista Antonio Scarpa che la inaugurò nel 1785. Istituito da Carlo IV d’Asburgo nel 1361, l’ateneo pavese è uno dei più antichi al mondo. Qui tennero lezione fra gli altri Alessandro Volta, Ugo Foscolo e Vincenzo Monti.

Anche dal punto di vista dell’aggiornamento dei piani di studio alle esigenze del giorno d’oggi, gli atenei lombardi dimostrano di avere le idee molto chiare. Dei dieci lavori che fino a poco tempo fa venivano descritti come le professioni del futuro, sette già non esistono più ed è per questo che i lavori futuri richiedono di integrare creatività e un sofisticato intreccio di competenze tecniche e relazionali.

A fronte dell’obsolescenza professionale, il compito primario degli atenei oggi non deve essere quello di insegnare un mestiere, bensì di dotare gli studenti di un metodo che non invecchia mai, munendoli nel contempo di competenze nuove, diverse e, soprattutto, interdisciplinari.

Pertanto, non pago di un sistema lombardo della formazione universitaria che primeggia in Italia per offerta di discipline (con le 44 facoltà milanesi a fare da traino), esistono nuove realtà.

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Remo Morzenti Pellegrini, rettore dell’Università degli studi di Bergamo
Remo Morzenti Pellegrini, rettore dell’Università degli studi di Bergamo e presidente del comitato dei rettori della Lombardia.

La via lombarda all’eccellenza della formazione passa anche per la tradizionale apertura al mondo di questa regione, che si traduce per esempio nell’attivazione da parte dell’ateneo orobico dell’International Medical School (IMS), corso di laurea in Medicina e chirurgia erogato in lingua inglese e realizzato in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca in veste di sede amministrativa, l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Università del Surrey.

È superfluo ricordare in proposito quanto il potenziamento degli aeroporti e la crescita delle compagnie low cost abbiano letteralmente messo le ali alla mobilità sia dei docenti sia dei discenti, il che spiega in buona parte i dati relativi ai fuorisede.

Un’occasione più unica che rara, favorita da programmi Erasmus triennali, magistrali nonché tirocini d’eccellenza e iniziative varie, per accumulare esperienze che valgono oro ai fini della futura collocazione professionale.(Alberto Gerosa)

Gli studenti italiani scelgono le università di Milano

a cura di Arbiter