Progetto Capitolino

Marco Cecchi, nel mondo della calzoleria da quando aveva 14 anni, con il figlio Jacopo cuce a mano in centro a Roma modelli classici di grande armonia. Ai quali affianca una novità: la Scarpa Progetto. di Alessandro Botrè - foto di Stefano Triulzi -

Marco Cecchi monta una tomaia sulla sua forma
Marco Cecchi monta una tomaia sulla sua forma

Sempre più calzolai stanno progressivamente diversificando la loro offerta, affiancando una o più linee di prodotto al tradizionale su misura cucito a mano, che pur rimane il loro Dna.

Questo per far fronte alle richieste del pubblico, sempre più esigente in termini di comodità nella calzata e di accessibilità nel prezzo.

Ciò non significa tuttavia abbassare l’asticella della qualità, che rimane invariata tra le varie fasce, bensì andare incontro a coloro che non si accontentano e scelgono di farsi confezionare una scarpa in bottega, nel totale rispetto dei paradigmi classici.

Tra gli artigiani che hanno sposato questa linea di pensiero, facendo avvicinare sempre più persone anche giovani al mondo della ricerca e dell’unicità allontanandole da quello della massificazione, c’è il romano Marco Cecchi.

La sua alternativa si chiama Scarpa Progetto, e per metterla a punto ci ha messo un anno e mezzo. «È un nuovo prodotto, sempre su misura e montato a mano ma cucito a macchina, blake/rapid, proposto a 350 euro. Nelle scarpe da uomo non c’è più niente da inventare, si può lavorare su dettagli e calzata. Io ho studiato proprio i vari tipi di calzate affrontati in quasi 40 anni di esperienza: con la forma base concepita e costruita per la Scarpa Progetto non c’è bisogno di modificare nulla nel 90% dei casi. Infatti il prodotto va moltissimo».

Rastrelliera scarpe
La rastrelliera nel negozio che espone una rassegna di ciò che Cecchi padre e figlio possono realizzare: da notare l’armonia della forme (vicolo Sugarelli 2, Roma, telefono 339.3621335, email cecchimarco1965@gmail.com).

Tra i clienti che la apprezzano troviamo Salvatore Parisi e Italo Borrello, due esteti che impersonano una garanzia assoluta della qualità di Cecchi.

«Furono i miei primi clienti», racconta, «ormai siamo storici amici. Mi hanno fatto da cavie oltre 20 anni fa e io ho sempre accettato ciò che dicevano: per fare una bella scarpa non basta un bravo calzolaio, deve esserci anche l’intervento di chi vuole quella scarpa. Con molta umiltà un artigiano deve apprezzare tutto ciò. È un lavoro di crescita come tutti i mestieri, oggi ho 53 anni e ho ancora da imparare».

Cecchi ha iniziato a dedicarsi all’ars sutoria a 14 anni, finita la terza media. «Mi piaceva il tennis e volevo sponsorizzarmelo perché i miei genitori non avevano tante opportunità», spiega. «Ho iniziato a lavorare in un laboratorio di calzature ortopediche in piazza Cavour a Roma. Da lì mi si è aperto un mondo: era una cosa che mi affascinava e appassionava. Dopo un paio di anni di pratica conobbi un artigiano calabrese, Ugo Guidi, detto non si sa perché “Lo spennato”, che aveva un laboratorio in piazza Mazzini.

Era bravissimo. Staccavo dall’ortopedia alle 17.30 e la sera andavo a lavorare da lui fino alle 22. Insegnava veramente poco ma da lui ho appreso tanto: era uno dei vecchi mastri che non parlano molto, anche perché questo è un mestiere che al 50% si impara rubandolo con gli occhi. Devi avere poi un talento innato. Così cominciai a fare delle scarpe cucite a mano sullo stile del grande Gatto.

Jacopo Cecchi
Jacopo Cecchi posa fuori dal negozio

Finito il servizio militare, decisi di mettermi in proprio e presi una bottega in via dei Banchi Vecchi. Dopo 18 anni, nel 2008, mi sono spostato qui in vicolo Sugarelli al 2».

La bottega di Marco Cecchi, battezzata umilmente Calzoleria, effettua tutte le lavorazioni: blake, blake/rapid, goodyear, norvegese, tirolese. Un paio cucito a mano in vitello va dai 1.300 ai 2mila euro.

Al fianco del titolare, il figlio Jacopo, sul banchetto ormai da sei anni, specializzato nelle scarpe ortopediche, che ancora producono: «Avendo avuto sempre tanto lavoro, spesso mi portavo scarpe da cucire a casa e lui mi ha sempre visto farlo», precisa.

«Forse è così che si è appassionato all’arte, ma è anche vero che ha molta manualità, altrimenti sarebbe impossibile: senza, un mestiere ti può anche piacere ma non lo fai al meglio».

Padre e figlio sono arrivati a proporre calzature che il patron definisce «degne di nota, apprezzabili e apprezzate». Con la Scarpa Progetto sono andati a intercettare una clientela che vuole spendere meno, utilizzando gli stessi materiali del su misura.

Il loro bacino d’utenza va dal giovane laureato, sovvenzionato dal padre, ad attori e politici che gravitano sulla capitale. Anni fa Marco aveva anche fatto scuola ad alcuni ragazzi che volevano imparare l’ars sutoria, «purtroppo a spese degli allievi», puntualizza, «perché le
sovvenzioni che dovrebbero esserci non ci sono».

a cura di Arbiter