Questioni di vedute

Un concetto di accoglienza distante dallo sfarzo superfluo, che attinge da una nuova filosofia dell’ospitalità. Il Posta Marcucci è un’ode a una semplicità sussurrata. di Leila Salimbeni - foto di Stefano Scatà -

E che non lo si chiami hotel, per carità! Michil Costa ci tiene a precisarlo subito, sia mai che lo si confondesse con qualche «prodotto della contemporaneità». Basterà poco, del resto, per avvedersi di ciò che l’Albergo Posta Marcucci, soprattutto, non è.

Ristorante Posta Marconi
Il ristorante del Posta Marcucci celebra i sapori della terra toscana con la cucina dello chef Matteo Antoniello

Non è un non-luogo, per cominciare, né un luogo in cui l’esclusività è strillata, concepita nella sua, spesso volgare, evidenza. Al contrario, qui tutto sembra declinarsi come un’ode sussurrata al contegno, alla dignità quasi compitata delle piccole cose.

Suo alleato prezioso, il tempo: il tempo da cui proviene, per cominciare, con cui dialoga fecondamente attraverso una carrellata di oggetti di modernariato, drappi, lampade a stelo, le poltrone e i tappeti e le geometrie rigorose ma pingui, perché smussate, del Bar Verde, squisitamente anni 70.

Ma anche il tempo dei deittici, quello del «qui» e dell’«ora», che l’Albergo Posta Marcucci celebra in ogni dettaglio a cominciare dal gazzettino diligentemente compilato tutte le mattine dalla concierge, dai cantucci in camera accanto alla missiva manoscritta, redatta a mo’ di benvenuto, e dai petali profumati di rosa sparsi occhieggianti dai luoghi più inaspettati della vostra toilette.

Elementi signature, questi, tanto eloquenti nel significare il concetto di ospitalità secondo la famiglia Costa, che si discosta molto dal pur virtuoso panorama di alta hôtellerie italiano per cui si configura, se non come diretta nemesi, certamente come elemento di rottura, finanche di rivoluzione.

Basti pensare all’idea del futuro: qui, arriva nell’unica forma che, invero, dovrebbe riguardarci, quella etica, e di cui l’edonismo più edotto altro non è che intelligente filiazione, a ben vedere. Presto spiegato, dunque, l’impegno ecologico e umanitario della Costa Family Foundation con cui collabora, da oltre dieci anni, una nutrita schiera di imprenditori e di pensatori come Tenzin Gyatso, 14º Dalai Lama del Tibet, di cui Michil è grande amico.

Michili Costa e sua moglie Giovanna
Michil Costa, proprietario con la sua famiglia del Posta Marcucci, davanti all’ingresso dell’albergo con la moglie Joe, Giovanna
Pedrollo

Un’impalcatura mentale e valoriale, in cui è il concetto stesso di«economia a esser tradotto nel suo senso più squisitamente etimologico:, casa, e , norma, quali basi di un nuovo pensiero che, declinando il profitto nella sua forma più nobile, quella di bene comune, lo applica capillarmente in prima battuta a tutti i collaboratori (non dipendenti, nda), i quali possono accedere tanto ai libri contabili quanto alle terme», spiega Michil.

Chi di voi è già stato a La Perla o al Berghotel Ladinia di Corvara, del resto, ha avuto modo di saggiare, fosse anche solo esteticamente,le conseguenze esperienziali di questa erudita concezione di benessere quale interazione tra essere e tempo di heideggeriana memoria, e l’Albergo Posta Marcucci è, in questo senso, entità precisamente ontologica che, nel suo non esser fedele ad altri che a se stesso, sembra gongolarsi in un’attualità sempiterna, un’attualità che polverizza ogni volgare caducità se per caducità s’intende la decadenza delle cose del mondo.

Delle cose, appunto, dalla cui materialità qui ci si svincola, ci si slancia. Del resto, era la seconda metà dell’800 quando Agostino e Stella Marcucci gestivano questa locanda con annessa rivendita di alimentari e recapito postale, da cui il nome, a Bagno Vignoni, 50 anime riunite attorno all’unica piazza che, al posto della piazza, vantava e vanta ancora un’antica vasca termale porticata solo da un lato, quello minore,mentre dall’altro via Salimbeni s’inerpica su un sentiero indicando la strada, a piedi o a cavallo, per Sant’Antimo.

Terrazza ristorante Porta Marconi
La terrazza del ristorante che guarda alle colline della Val d’Orcia

E sarà proprio un sentiero a indicare all’Albergo la via di accesso al suo futuro. Era la metà degli anni 70 quando la lungimirante Licia Marcucci comprese che bisognava incanalare l’acqua della sorgente (quella stessa della piazza dove, di lì a poco, sarebbe stata interdetta la balneazione con l’unica legittima eccezione della vittoria dell’Italia ai mondiali, nda), per condurla fino ai piedi della villa e ivi liberarla sul versante che guarda interlocutoriamente verso l’imponente rocca di Tentennano di Castiglione d’Orcia, la stessa che incombe sulle vostre nuotate e dove rimirano sornione alcune delle 37 camere.

«Ché la bellezza è un concetto dialogante: bidirezionale», sostiene Michil, «solo chi la esperisce, ovvero chi ne è abitato, può trovarla altrove: è per questo che è esistita una Licia Marcucci ed è per questo che la famiglia Marcucci veniva a sciare proprio a Corvara, proprio a La Perla. Coincidenza? Lo sarebbe se fosse stato il caso a ordire questa storia, e invece credo che la bellezza attiri bellezza ed è per questo che, nelle nostre case, abbiamo la presunzione di ospitare solo la migliore umanità».

Un concetto che spalanca le porte di un neo umanesimo che si ritrova declinato anche in cucina la quale, nella sua saporita semplicità, nella sua composta appropriatezza, sembra custodire invero il segreto stesso dell’esperienza gustativa: qualcosa si gusta solo quando la si comprende, e viceversa.

Chef Matteo Antoniello
Lo chef Matteo Antoniello sulla terrazza affacciata sulla piscina.

Imperativo, questo, che all’Albergo Posta Marcucci trova asilo anche presso i diletti più epicurei, perfino i più mondani, che avvengono precisamente al Barrino, al di là della strada, ma anche presso l’indimenticabile Bar Verde, col suo doppio bancone e una console che farebbe divertire Giorgio Moroder.

Perché, se è vero com’è vero, che in ogni luogo di aggregazione la prima personada farsi amica è sicuramente il barman, qui non potrete esimervi dal fare due piacevoli chiacchiere con Eugenio: sulle vivaci note del geniale compositore del secolo scorso Frank Zappa, mattatore indiscusso della collezione dei preziosi vinili di Michil, vi introdurrà a una bottiglieria ricercata, squisitamente rétro considerata l’attenzione rivolta ai Vermut, sia autoctoni sia foresti, da Torino a Chambéry, e ai tanti gustosi bitter, non solo Campari, declinati in un’intelligente carta di miscelati, aperitivi, digestivi e cocktail corroboranti con cui iniziare o concludere la serata in questa casa, dimora della migliore umanità, che è appunto l’Albergo Posta Marcucci.

Un’oasi speciale per momenti di totale relax e benessere in terra toscana, nel cuore della Val d’Orcia.

a cura di Arbiter