La zampata inattesa

Modelli fiammanti e vecchie glorie. Punte di nuova concezione. Le stilografiche hanno ancora molto da dire. E soprattutto da scrivere. -di Alberto Gerosa -

È forse presto per parlare dell’alba di un nuovo giorno nel mondo della scrittura analogica. A remare contro pensano smartphone e tablet e, come se non bastasse, anche la scuola ci mette del suo: non è certo notizia di oggi che alle nostre latitudini (a differenza delle elementari nei Paesi di lingua tedesca) non vige più l’obbligo di scrivere con la stilografica.

Si dimentica così che la forma, a suo modo, è sempre anche un po’ sostanza. E che le nostre emozioni trovano un veicolo più fedele ed efficace nei caratteri corsivi vergati a mano rispetto agli alfabeti in uso nella messaggistica elettronica, il cui fascino è paragonabile a quello di un manuale tecnico.

Da qualche tempo si registrano però dei fermenti che lasciano sperare in un revival in grande stile di pennini & Co., analogamente
a quanto per esempio è avvenuto nell’ascolto della musica, dove il vinile si è preso un’inattesa rivincita fuori tempo massimo sul
cd.

Stilografica-Cartier
Il fusto di Cartier Panthère con il pennino in oro rodiato 18 kt e il cappuccio.

All’atteggiamento pilatesco dell’istruzione pubblica nei confronti dell’uso delle stilografiche sopperisce l’iniziativa privata, ben rappresentata sia dalla galassia dell’associazionismo sia dalla stessa industria, che propongono un ampio ventaglio di seminari di calligrafia,eventi, esposizioni e, naturalmente, prodotti in tema.

Basti pensare all’Officina della scrittura, il museo che la torinese Aurora ha dedicato al segno, sede anche di un ricco programma di corsi di calligrafia, oppure alle Master Class organizzate (per il momento solo su invito) da Montblanc contestualmente al lancio della sua collezione Calligraphy.

Incontri per i quali la Maison di Amburgo si avvale di specialisti come Luca Barcellona, ossia della crème della grafica internazionale. D’altronde, l’impressione netta è che con l’introduzione dei nuovi pennini si sia giunti a un potenziale punto di svolta per l’intero settore.

Le punte di scrittura Expression nib montate su una delle varianti in cui la gamma si declina sono infatti realizzate con accorgimenti tali da rendere naturale il bello scrivere anche per i neofiti. Un risultato, questo, conseguito grazie all’assottigliamento delle lamine in oro (metallo d’elezione per i pennini, in virtù della sua capacità di «memorizzare» le abitudini di scrittura del proprietario) e ad ali del pennino più squadrate, in grado di mantenere la tensione senza divaricarsi troppo (l’oro è flessibile, ma non elastico…).

Diventa così possibile prodursi subito in quel gioco di tratti più o meno spessi («pieni» e «fini») in grado di rendere le singole lettere dinamiche e, in certo senso, vive; un gioco ottenuto mediante posture e movimenti che l’utilizzo delle penne a sfera ci ha disabituato a rispettare.

Sì, perchénella modalità stilografica fattori come l’inclinazione della penna e la pressione della mano risultano determinanti più che in ogni altro modo di scrittura. Se per esempio si scrive con il pennino disposto di taglio, uscirà una linea sottile come un capello; se al contrario la punta aderisce uniformemente al foglio, risulterà un tratto più marcato, con intensità direttamente proporzionale alla pressione esercitata.

Penna Astrograph
Astrograph di Caran d’Ache e MB&F, finitura rutenio e pennino in oro 18 kt rodiato (99 pezzi, 23.500 euro, carandache.com, mbandf.com).

Per chi ha già dimestichezza con le stilografiche, i criteri di valutazione dei pennini e il ventaglio di punte disponibili si ampliano ulteriormente: il mercato ne offre di tutte le larghezze di tratto (da extrafine a extralargo), forme (arrotondata, pizzuta, monca come nei pennini da musica…) e calibri.

Imponenti, anzi imperiali quelli della giapponese Namiki, non a caso denominati Emperor e decorati spesso con la caldera innevata del monte Fuji.

Ma anche quelli di Sailor, azienda di Hiroshima le cui creazioni stanno alle stilografiche come gli Stradivari stanno ai violini: è entrato negli annali il pennino modello Concorde, la cui estremità ritorta verso il basso ricorda il muso del famoso jet supersonico.

Sono a marchio Sailor anche le speciali punte di scrittura montate da Montegrappa sui fusti in celluloide Mazzucchelli delle stilografiche Ammiraglio 1939, una delle più belle collezioni realizzate in questi anni dalla storica Casa di Bassano.

L’ingegno progettuale trova un fertile campo di applicazione anche nei sistemi di caricamento, da quello a mezzaluna tipico delle americane Conklin e già apprezzato da Mark Twain a quello a stantuffo (utilizzato per prima da Pelikan, che ne aveva comprato il brevetto) e a converter, tutti perfettamente in linea con la sensibilità ecologica dei nostri tempi: questo genere di penne ha infatti vita potenzialmente eterna, non si butta via quando l’inchiostro finisce e non costringe a ricorrere a refill e cartucce.

Senza contare che tra il fascino di una normale ricarica e quello di un flacone d’inchiostro in vetro, magari soffiato artigianalmente come nel caso della gamma Iroshizuku di Pilot, non c’è proprio partita. Un esercizio per rompere il ghiaccio? Disporre su un tavolo un foglio intonso, inclinarlo di circa 54° (l’angolazione del corsivo inglese), appoggiarvi la punta di scrittura e, muovendo la stilografica dal bordo superiore del foglio verso di sé, tracciare «bastoni» e occhielli, ossia gli elementi costitutivi dell’alfabeto.

Occorreranno righe su righe per riuscire a formare con un pennino standard lettere armoniche e dal tratto non discontinuo. Ancora di più per abbellirle con riccioli e svolazzi (le cosiddette grazie). Ma questa è già materia per il corso avanzato…

a cura di Arbiter